Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI ITALIA 1870; ITALIA POLITICA ESTERA 1870; QUESTIONE RO
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325
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Discorso di Visconti Venosta 19 agosto 1870 325
Mancini e per lui l'intero schieramento della Sinistra, che con l'interpellanza del 19 agosto aveva dato prova di agire in maniera anticostituzionale con la pretesa di far decidere al Parlamento ciò che era di competenza esclusiva del potere esecutivo; tale pretesa, se fosse ammessa, si risolverebbe in un colpo di Stato e convertirebbe la Camera in una convenzione nazionale. L'articolo poi, entrando nel merito della discussione, trovava inconcepibile che vi fossero nella Camera degli uomini che si dicono o credono politici, i quali menino ancora tanto scalpore per la Convenzione di settembre, come se si fosse nel 1864, ed i quali trattino la quistione di Roma come se dal 1861 in poi non fosse avvenuto alcun cambiamento nella posizione diplomatica d'Italia e nelle condizioni politiche d'Europa. In questo senso, il Dina si spingeva molto più in là delle dichiarazioni di Visconti Venosta del 19 agosto, alludendo al fatto che il Governo di Firenze si stava muovendo proprio nella direzione indicata dall'opposizione, e che il chiasso fatto alla Camera avrebbe potuto avere dei riflessi negativi proprio sui buoni esiti della questione romana:
provocare un voto sulla Convenzione del 15 settembre era un'imprudenza imperdonabile, qualunque ne avesse ad essere il risultato. Certe quistioni conviene non toccarle ed affidarsi al senno del governo, al tempo, alle circostanze per la loro soluzione. Pretendendo di troncarle con un colpo di maggioranza, s'imbrogliano, sia che questa maggioranza appartenga a destra od a sinistra. Nell'ultimo momento l'on. Mancini parve accorgersene, ma il male era fatto.
L'articolo in sostanza, nonostante si fosse sbilanciato ulteriormente, coglieva nello spirito il discorso di Visconti Venosta, e cioè che qualsiasi decisione in merito alla questione romana spettava unicamente al Governo e per esso al capo della diplomazia italiana. L'Opinione, inoltre, affermava che in ogni caso la questione romana non poteva essere risolta al di fuori dei diritti imprescrittibili de' romani : frase sibillina, che apparentemente andava intesa nel senso che nulla si poteva operare senza un rivolgimento del popolo romano contro le autorità pontificie, ma che in realtà costituiva, con altra interpretazione, proprio Yarrìère pensée del discorso del ministro degli Esteri italiano.
La giornata del 19 agosto, nonostante le allusioni degli stessi giornali moderati, doveva essere interpretata in maniera opposta dal mondo cattolico e dalla stessa diplomazia. L'Osservatore Romano nel numero del 22 agosto ( Firenze e Roma ) plaudiva alla politica temperata [che] venne approvata da fortissima maggioranza, dando l'impressione di tirare un sospiro di sollievo dopo le minacce della piazza dei giorni precedenti, p-iir non 'mostrandosi del tutto rassicurato sulla capacità e volontà del Governo di tener testa alla rivoluzione .
Noi non siamo certo cosi ingenui da riposare intieramente sulla vittoria riportata dal ministero fiorentino. Sappiamo dietro ad esso la rivoluzione che da un momento all'altro può rovesciarlo. Ma diciamo solo che da questo contender furioso degli avversari, apparisce chiaramente quanto sia ragionevole la nostra calma e la nostra tranquillità. Gli uni volevano Roma colla violenza, e subito temendo che passato questo momento di turbamento europeo, e succeduta un'era di pace, non sia più possibile compiere il programma rivoluzionario. Gli altri invece conoscono