Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ITALIA 1870; ITALIA POLITICA ESTERA 1870; QUESTIONE RO
anno <1990>   pagina <328>
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Carlo M. Fiorentino
Il card. Antonelli, -peraltro, non si mostrava del tutto convinto dei voti della Camera di Firenze, e scrivendo al nunzio apostolico a Vienna, che da
in un locale di palazzo Vecchio per preparare un appello alla nazione, se da un
lato era riuscito ad evitare al paese una grave crisi politico-istituzionale, dall'altro
aveva indebolito la posizione del Governo stesso ed in particolare quella del ministro
degli Esteri e tutto il significato del suo discorso del 19 agosto. La Nazione del
26 agosto (Due politiche), aveva attaccato duramente il ministro delle Finanze per
il comportamento assunto in questa occasione {ma la ruggine degli ambienti vicini
al Ricasoli per il Sella era di vecchia data e trovava nelle questioni di ordine economico
e quindi ministeriali la sua motivazione di fondo), sostenendo che le dichiarazioni
fatte dal signor Sella alla Commissione della Sinistra non hanno nessun valore legale,
e non sono che opinioni personali del signor Sella, le quali non possono in nessun
modo considerarsi come obbligatorie pel Governo del Re . La Nazione si spingeva
oltre, fino ad ipotizzare e temere che le posizioni di Sella nel Gabinetto Lanza
facessero da pendant a quelle opposte all'interno dello stesso Ministero che non
avevano del tutto lasciato cadere la possibilità di un soccorso alla Francia, con gran
discapito della istituzione parlamentare e grave pericolo per il Paese: Se il signor Sella
ha una politica nella questione romana che, sussurrata alle orecchie della Sinistra,
la placa e la diletta, non potrà alcuno supporre che qualche altro ministro ha un'altra
politica, diversa da quella manifestata alla Camera, per compiacere e dilettare i pochi,
ma pure ardenti partigiani di alleanze, di guerre e di avventure? E quando abbiam
perduto ogni ragionevole cagione di fidarci delle dichiarazioni fatte pubblicamente,
solennemente dal governo, dinanzi al Parlamento, dove finirà, dove si fermerà la nostra
diffidenza? Ed anche in tutta Europa chi potrà più credere alla nostra parola? (Ivi).
11 giornale diretto da Celestino Bianchi, insomma, dimostrava tutti i suoi timori, non
affatto ingiustificati, di un possibile intervento in guerra che in qualche modo
costituisse l'altra faccia della medaglia dell'atteggiamento assunto dal Sella. In ogni
caso, quest'articolo rivelava anche il carattere strumentale dei precedenti editoriali della
Nazione, di cui abbiamo discorso sopra, sulle esortazioni al Governo a sfruttare tutte
le occasioni che si presentassero per risolvere definitivamente la questione romana:
segno questo di una sorta di confusione di idee e d'intenti che caratterizzava in
quelle calde giornate d'agosto sia le forze moderate fiancheggi atrici più o meno
sincere del Governo sia l'opposizione. Lo stesso Crispi, esponente di punta dei Cinque
(stando a quanto scriveva in quei giorni la stessa Riforma) in una lettera del
24 agosto negava di far parte del comitato della Sinistra (Crispi a Olivieri, Firenze,
24 agosto 1870, in ACS, Carte Crispi (Reggio Emilia), scatola 2, fase. 1, sottofasc. 1,
inserto 9), mentre in un'altra sua lettera del 28 agosto, successiva, quindi alla chiusura
delle Camere, che riportiamo qui integralmente, ripercorrendo gli accadimenti del
20 agosto, scriveva: Caro Peppino. Alla tua del 25. Il 20 corrente, dopo la
votazione dell'ordine del giorno del deputato Pisanelli, la Sinistra fu convocata per
deliberare. Io non andai olla riunione, e non so quanti vi erano. Alle 11 e l/2 vidi
arrivare in casa mia Bertani, Cairoli, Fabrizi e Rattazzi, i quali mi annunziarono
che i nostri amici raccolti quella sera avevano deciso di dimettersi ed avevano nominato
essi quattro e me per redigere l'atto di dimissione per la Camera ed un manifesto
alla Nazione. Tu sai le mie idee in fatto di dimissioni. Nulladimeno, dopo una
decisione solenne e chiamato col suddetti nostri colleghi a comporre un comitato a
tale oggetto, non feci obbiezione alcuna. Dichiarai soltanto che, uscendo dalla Camera,
non bisogna pih ritornare. Incaricammo Bertani e Cairoli a redigere i due documenti.
L'indomani andai tardi alla Camera. Le notìzie della dimissione dei deputati di
Sinistra era giunta alle orecchie dei ministri, i quali se ne commossero. Sella, per
mezzo dì Comin, mandò a dirmi che prima di venire ad un atto cosi grave, egli
voleva parlarci e spiegarci. Alle 3 p. m. circa Sella venne a trovare i signori Cinque
riuniti in un gabinetto all'ultimo piano di Palazzo Vecchio. Si spiegò bene, e male,