Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI ITALIA 1870; ITALIA POLITICA ESTERA 1870; QUESTIONE RO
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Discorso di Visconti Venosta 19 agosto 1870 329
parte sua inviava al segretario di Stato dispacci contenenti notizie assai contradditorie sulle intenzioni del Governo di Firenze, e che riflettevano in qualche modo lo stato confusionale in cui si trovava la diplomazia europea (da cui le notizie del nunzio erano riprese) in seguito alla guerra franco-prussiana,28) informava che da buona fonte si aveva notizia che il Governo di Firenze andava attivando pratiche presso i Gabinetti di Austria e di Prussia per conseguire il loro favore e così raggiungere, ove non gli riesca con mendicati pretesti il suo scopo da lungo tempo vagheggiato, e protratto soltanto dagli impegni della Francia; in questo senso il card. Antonelli istruiva il nunzio stesso d'indagare primieramente con la dovuta destrezza, se tali pratiche abbiano realmente avuto luogo, e qualora ciò si avveri, La interesso a volere efficacemente e con tutta l'energia adoperarsi presso chi stimerà più opportuno, affinché da cotesto Governo non si presti mano a tanta empietà, la quale turberebbe da quiete dell'intero cattolicismo, e potrebbe dare origine a nuove complicazioni.29) Rispetto a queste incertezze della Curia romana, peraltro assai giustificate alla luce di quanto doveva accadere successivamente, nelle principali capitali cattoliche il discorso di Visconti Venosta fu interpretato come un'assicurazione del Governo italiano di voler rispettare la convenzione di Settembre e di provvedere alla difesa delle frontiere pontificie dalle mene
e contestò. La decisione di dimettersi fu rinviata a tempo opportuno, cioè al giorno in cui le dichiarazioni dell'onorevole Sella si sarebbero chiarite di sicura efficacia. La sera del 21 la Sinistra si riuniva a confermare il comitato dei Cinque, al quale furono aggregati altri quattro colleghi che tu conosci. Il comitato ebbe l'incarico di sorvegliare la condotta del governo e provvedere. Il mandato è grave, non avendosi mezzi che possano operare efficaci a qualche cosa. Perché il comitato possa adempiere alla missione, che è chiamato ad assumere, sarebbe necessario che le Provincie siano pronte a rispondere, e ove siano uomini che ubbidiscano e sappiano rispondere. Or ti dirò che sin dal 21, in mezzo ai nostri si continuò a discutere se dovevamo e se conveniva dimettersi. Le obbiezioni vennero dai più arrabbiati, e da taluni che non sono né arrabbiati né moderati e che fuori dalla Camera non hanno alcuna importanza. Laonde la risoluzione dello attendere piacque a moltissimi. Tu domandi a me: dobbiamo dimetterci? [alcune parole illeggibili] la questione romana? La dimissione della Sinistra non ha più l'importanza di otto giorni addietro. La Camera essendo prorogata in diritto i dimissionari restano dei deputati. Nessun appello può esser fatto agli elettori. La quistione romana non sarà risoluta dagli attuali ministri. Temo anzi ch'essi faran nascere nuovi ostacoli alla sua soluzione. Il paese solo potrebbe obbligare il governo, forzare i ministri a fare il loro dovere. Dov'è il paese? Se tu lo trovi atto a farsi rispettare, tutto potrà essere salvo. La lettera è lunghissima, e or voglio mettervi fine. Ti abbraccio di cuore (Crispi a Peppino [?], Firenze, 28 agosto 1870, Ivi, se. 2, fase. 1, sottofasc. 1, inserto 19 [Copialettere 20 giugno 1869-27 novembre 1893, ff. 97-100]). Sull'intero episodio, che dalla pubblicìstica del tempo e dalla storiografìa è stato visto come il momento decisivo in cui per merito del Sella il governo Lanza iniziò concretamente un mutamento di rotta verso l'occupazione dì Roma, cfr. A. Guicciou, Quintino Sella, Biella, 1980 (ristampa anastatica dell'edizione del 1887), Introduzione di C. GIUSAL-BERTI, pp. 297-298; A. BERSELLI, La Destra storica dopo l'Unità, voi. I, cit., p. 44; R* MORI, li tramonto del potere temporale, cit., p. 511,
23) cfr. in particolare i dispacci del nunzio a Vienna al card. Antonelli, in ASV, SdS, 1870, rubr. 165, fase. 2, ff. 17-35.
29) Antonelli a Falcinelli, Roma, 24 agosto 1870, Ivi, t 20.