Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI ITALIA 1870; ITALIA POLITICA ESTERA 1870; QUESTIONE RO
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Carlo M. Fiorentino
si dava una interpretazione storicopolitica decisamente restrittiva della convenzione di Settembre.49)
Da quanto si è fin qui detto, appare giustificata ima certa revisione del giudizio storico chabodiano sulla personalità politica di Visconti Venosta, ed insieme su alcuni aspetti dello stesso Venti. Settembre, accolto sino ài nostri giorni dalla storiografia sull'argomento. Secondo 'lo storico valdostano, il ministro degli Esteri italiano nei momenti cruciali della vita politica aveva bisogno non soltanto della pressione dell'opinione pubblica, ma anche di trovar fra i colleghi di ministero una qualche personalità più forte e decisa, eccitante all'azione, quasi pungolo continuo che spingesse innanzi, creando quella forza delle cose a cui egli non resisteva, e permettendogli d'altra parte di ovattare per così dire il metodo di azione, di smussare gli angoli, di render diplomaticamente accettabile agli altri Stati decisioni politiche nel cui fondo stava propriamente la forza.50) Questa personalità forte e decisa, nelle circostanze che portarono a Roma, doveva essere appunto quella di Quintino Sella che insieme alla Sinistra costituzionale recitò un ruolo principale (mentre Visconti Venosta ne recitò uno di secondo piano, anche se diplomaticamente di altissimo livello) nel muovere il Governo di Firenze in quella direzione. Secondo Chabod, anzi, dal punto di vista politico, Visconti Venosta usciva vinto dal contrasto con la Sinistra, la cui azione era stata la necessaria premessa del Venti Settembre, e dal contrasto con il Sella che, nel Ministero, aveva finito con l'imporre il suo modo di vedere .51) Questo giudizio, che risente dell'influenza della storiografia di tendenza del secolo scorso (in particolare il Guiccioli), ma che pure è sostenuto da quel certo fascino che la figura di Quintino Sella ha esercitato da sempre sugli storici per la sua dirittura morale, per la sua personalità politica sotto tanti aspetti assai moderna nello stesso panorama italiano in cui si trovava ad operare e così ricca di temperamento, per il suo alto senso dello Stato da cui gli derivava un
49) Ivi, p. 410.
so) F. CHABOD, op. cit., p. 566. E di seguito: Non era l'uomo dalle pronte, decise risoluzioni, dagli improvvisi lampeggiamenti d'intuito e dalla energia secca e scattante: a lui, cavouriano fedelissimo, mancava [...] proprio l'audacia del maestro, fatta di calcolo freddo si ma anche di slancio, contessuta del Quid imponderabile che fa passare, d'improvviso, dal momento di puro raziocinio ponderante e soppesante al momento dell'azione risoluta. Ma era l'uomo mirabilmente adatto alle situazioni già decise dalla logica degli eventi e dalla volontà pronta di qualche altra personalità di condottiero: nessuno meglio di lui -poteva tradurre in atto, dal punto di vista della diplomazia, il partito preso, proprio per quel suo temporeggiare, dilazionare, procedere a grado a grado, non rivelar mai, anzi magari non accettare nemmeno personalmente tutto intero il programma d'azione da altri già pensato e visto, e far andare invece le cose come se proprio non volontà di uomini, ma un inesorabile fato le sospingesse innanzi il fato dinanzi a cui non restava che chinar la testa, a lui come ai suoi colleghi degli altri governi europei {Ivi, pp. 566-567). Cfr. anche F. CATALUCCIO, La politica estera di E. Visconti Venosta, Firenze, 1940, in particolare pp. 7-18 (dalle quali in parte si ispira Io stesso Chabod).
5 F. CHABOD, op. cit., pp. 570-571.