Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ITALIA 1870; ITALIA POLITICA ESTERA 1870; QUESTIONE RO
anno <1990>   pagina <335>
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, Discorso di Visconti Venosta 19 agosto 1870 335
vivissimo e correttissimo senso deU'amministrazione pubblica in parte ridimensionato dalla documentazione da noi riportata sopra, non tiene compiutamente conto del complesso contesto internazionale in cui avvenne l'occupazione di Roma e del modus operandi di Casa Savoia e dei suoi Governi (di cui si avranno ulteriori esempi nel 1914-15 e, seppure con esito avverso, nel 1939-40): di mantenere, cioè, aperte tutte le possibili soluzioni attraverso i rappresentanti di vertice delle varie tendenze che agivano tra di loro in maniera complementare, ma sempre sotto la direzione del capo della diplomazia, al fine di ottemperare a tutte quelle decisioni suggerite dal maturare del contesto internazionale e consigliate dagli interessi stessi della Monarchia e dello Stato. Si vuole dire, insomma, che tutta l'azione diplomatica italiana dalla crisi di luglio al Venti Settembre ed oltre fu dominata da Visconti Venosta,53) le cui incertezze sull'occupazione di Roma, se in parte rispondevano all'esigenza di una coscienza politica che sapeva tenere in considerazione il rispetto dovuto al Capo dei cattolici di tutto il mondo,5*) erano motivate soprattutto dalla situazione diplomatica ancora fluida nonostante le ripetute sconfitte subite dall'esercito francese ad opera delle armate tedesche, il crollo del Secondo Impero e la conseguente proclamazione in Francia della Republica che non escludeva ancora nel-l'ultima decade di agosto la possibilità di un duplice intervento italiano e
53 Su quest'ultimo aspetto, si veda la diretta testimonianza di Giovanni Giolàtti, che a distanza di anni ricordava le sue prime esperienze neU'amminis trazione dello Stato come consulente legale accanto al Biellese al amnisterò delle finanze sul finire del 1869 (G. GIOLITO, Memorie della mia vita, Molano, 1967 [1 ed. 1922], pp. 36-38).
53) il ruolo dominante svolto dal ministro degli Esteri durante la crisi di luglio è stato messo in evidenza soprattutto -da W. HALPERIN, Diplomai under stress. Visconti-Venosta and the Crisis of July 1870, Chicago, 1963.
5*) Ancora dopo il Venti Settembre, proprio per un senso di rispetto verso il Pontefice, Visconti-Venosta mostrerà di non apprezzare come ottimale la soluzione che si era data alla questione romana. In una lettera del 3 ottobre 1870 al Min ghetti scriveva: Il vero è che noi avevamo sempre supposto che prima di giungere a una soluzione definitiva della quistione romana avremmo dovuto, secondo ogni probabilità ed a cagione delle difficoltà internazionali, accettare una fase intermedia. Forse sarebbe stato meglio per noi perché, durante questa fase, a una vacanza della S, Sede, un accordo avrebbe potuto ottenersi fra l'Italia e il Papato. Ma per questo sarebbe stata necessaria una condizione di cose in Europa che, senza sbarrarci affatto il cammino, ci moderasse e ci contenesse. Le circostanze invece furono tali che, mancando ogni impedimento esterno, la soluzione definitiva diventava la più sicura, anzi la sola possibile (/ documenti diplomatici italiani, 2a serie, voi. I, Roma, 1960, p. 130). Non appare, peraltro, affatto giustificato quanto asseriva il Sella allo stesso Minghetti secondo cui il Bolognese fu il più efficace consigli ero per decidere Emilio a superare le sue titubanze (Sella a Minghetti, Firenze, 21 settembre 1870, Ivi, p. 10), se è vero che ancora il 4 e il 5 settembre, quando almeno nelle sue linee generali la decisione di occupare il territorio pontificio e Roma era già stata presa, il Minghetti stesso da Vienna doveva scoraggiare il Visconti-Venosta a farsi interprete di una politica che fosse in contrasto con quella precedente che aveva portato alla convenzione di Settembre {non tutti gli uomini possono condurre tutte le politiche. E tu a mio avviso non potresti degnamente far questa ) (/ documenti diplomatici italiani, la serie, voi. XIII, p. 459, da dove citiamo, e p. 471).