Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI ITALIA 1870; ITALIA POLITICA ESTERA 1870; QUESTIONE RO
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Discorso di Visconti Venosta 19 agosto 1870 337
dì principale attore che gli si deve riconoscere soprattutto dopo il Venti Settembre, con la spinta da lui data all'interno del Governo per il rapido trasferimento dell'amininistrazione e della monarchia nella nuova capitale,57) ma che pure darà adito a nuovi malumori della Curia romana nei confronti del Governo italiano dopo una fase iniziale in cui sembrava che ci fosse da parte del Vaticano dell'accondiscendenza per un accomodamento fra i due poteri presenti in Roma ,*> in relazione alla politica interna, soprat-
il cui operato peraltro non mancava di essere apprezzato dal Gadda, andava riconosciuto il merito di aver frenato la Sinistra con il suo intervento presso il comitato dei Cinque del 20 agosto, di aver operato una certa pressione sul Ministero e nel contempo di aver cucito i rapporti con l'emigrazione romana. Ma la decisione di andare a Roma fu presa dal presidente del Consiglio e dal ministro degli Esteri già nella prima decade di agosto. Se vi fu divergenza tra Sella da un lato e Lanza e Visconti-Venosta dall'altro, questa divergenza fu dovuta solamente al momento opportuno da scegliere per invadere lo Stato Pontifìcio. Secondo il Gadda fu un momentaneo artificio partigiano l'asserire che il Lanza e il Visconti non volevano l'occupazione di Roma quale capitale d'Italia. Essi guidarono il Ministero nella via che si è percorsa; essi superarono ogni ostacolo diplomatico, e seppero cogliere il momento di avere di fronte a noi un solo nemico, il potere temporale {Ivi, p. 217). L'interpretazione del Gadda, ricordata anche da Chabod, ma non con il rilievo dovuto {P. CHABOD, op. cit., p. 571 n.), coincide sostanzialmente con la documentazione da noi prodotta: unico appunto da fare è che secondo il Gadda la decisione di armare 60.000 uomini nella prima decade di agosto era la dimostrazione delle intenzioni in tale direzione del Gabinetto, mentre in realtà, ancora per qualche settimana, rimaneva in piedi la duplice possibilità d'intervenire in guerra a fianco della Francia o di andare a Roma, come difatti si andò.
57) Sull'azione di Quintino Sella dopo il Venti Settembre, cfr. oltre il Guiccioli, A. BERSELLI, op. cit., pp. 96 sgg., e I. M. TAVIANI, L'opera della Luogotenenza (9 ottobre 1870-25 gennaio 1871), in Archivio della Società romana di Storia patria, voi. XCIII (XXIV della Terza Serie), fase. I-IV, pp. 73-160. Sull'atteggiamento del ministro delle Finanze in questo contesto cfr. anche il rapporto di Kubeok a Beust, Firenze, 3 novembre 1870, in Dos Ende der Kirchenstaates, cit., voi. Ili, pp. 235-236 (che riporta una discussione tra lo stesso ministro austriaco e Quintino Sella, in cui lo statista italiano, citando Machiavèlli, asseriva a proposito della politica antiecclesiastica italiana, che un male, per essere meno vivamente sentito da chi lo subiva, doveva essere inflitto in un sol colpo, H diplomatico austrìaco, peraltro, notava ironicamente come la citazione del Sella fosse tratta dal capitolo Vili del Principe (Di quelli che per scelleratezze sono pervenuti al principato ), e che per una curiosa comparazione si assimilava Vittorio Emanuele II ad Agatocle ed altri simili tiranni ricordati da Segretario fiorentino).
5?) cfr. a questo proposito i dispacci del Blanc (che fu immediatamente inviato dal Governo di Firenze a Roma al seguito dei generale Cadorna) a Visconti-Venosta sul contenuto dei suoi colloqui con il card. Antoneili, dove si intravede almeno sino ai primi di ottobre un atteggiamento possibilista da parte del Vaticano, che nel periodo successivo verrà a cadere (I documenti diplomatici italiani, 2a serie, voi. 1, tj" dd. 34, 45, 46, 62, 75, 78, 79, 109, 112, 114, 126, 137, 145, 153, 170). Secondo il Guiccioli, il cambiamento di umore del Vaticano, da lui registrato a partire dal mese di novembre, fu motivato dalla speranza di un moto legittimista in tutta Europa preannunciato dalla ripresa dei moti carnati in Spagna (A. GUICCIOLI, op. cit., p. 320* Cfr. anche R. CADORNA, La liberazione di Roma nel 1870 ed il Plebiscito. Narrazione politico-militare, Torino, 1898 [3 ed.], p. 258). In realtà, le nuove disposizioni negative della S. Sede furono motivate, oltre che da alcuni atteggiamenti radicali assunti dal