Rassegna storica del Risorgimento

DEMOCRATICI ITALIA 1870-1885; DOTTO DE' DAULI CARLO LETTERE
anno <1990>   pagina <346>
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Alfonso Scirocco
parola facile e simpatica e si può esser certo che all'occorrenza affronterà qualunque pericolo anche colla certezza di soccombervi.32) Dotto era con­vinto della possibilità di iniziative rivoluzionarie; tanto che poneva l'accento sul recupero delle terre irredente (che sarebbe diventato di iì a poco il cavallo di battaglia di Matteo Renato Imbriani) e sulla organizzazione del partito per preparare l'insurrezione.
In effetti dopo Porta Pia tra i repubblicani si erano delineate due correnti. Resa inattuale la rivoluzione dal successo della monarchia, Maz­zini si era proposto un'azione proiettata verso l'avvenire. Per la divulga­zione delle sue idee aveva fondato La Roma del Popolo un settimanale dedicato al dibattito politico-culturale (la polemica politica restava com­pito dei quotidiani); 33) per cercare il consenso delle masse aveva ripreso l'organizzazione delle società operaie, con l'XI congresso tenuto a Roma nel '71, dove era stato approvato un Patto di Fratellanza, che avrebbe dovuto permettere il controllo delle associazioni da parte dei repubblicani. Non fu, però, messa da parte l'attività cospirativa, e continuò ad esistere l' Alleanza Repubblicana Universale. Lo stèsso Mazzini sul finire della vita proget­tava un'insurrezione d'accordo con gli internazionalisti.34)
Dopo la sua morte, mancato il capo carismatico, nel partito fu vivace la discussione sulla opportunità di mantenersi nella legalità o di continuare a tessere trame cospirative per realizzare l'alternativa al sistema. Non era facile decidere la linea da seguire, scegliere una delle due direzioni; si ebbero contemporaneamente, a volte da parte delle stesse persone, attività legale e attività clandestina.35)
Dotto fu tra coloro che credevano possibile provocare la rivoluzione in tempi brevi. La decisione di stabilirsi a Napoli, dovuta sentimentalmente al ricordo di Giorgio Imbriani, fu determinata a livello operativo dalla convinzione che l'antica capitale offrisse una buona base per il lavoro set­tario. Mazzini nel '60 l'aveva considerata il centro della prossima (per lui) azione popolare per Roma; vi aveva fondato un giornale, // Popolo d'Italia,
32) Nota del 26 maggio 1873, citata.
33) All'inizio del 1871 erano in vita tre quotidiani mazziniani: a Milano L'Unità Italiana, a Genova 11 Dovere, a Napoli // Popolo d'Italia. I primi due si fusero in L'Unità Italiana e Dovere, pubblicato a Genova dal 1 novembre '71 al 10 novembre '74; il terzo cessò di esistere il 5 luglio 73. Cfr. L. RAVENNA, Il giornalismo mazziniano, Firenze, Le Monnier, 1939, e per la storia completa del Popolo d'Italia A. SCIROCCO, Democrazia e socialismo, cit.
3*) L. VALIANI, Considerazioni su anarchismo e marxismo in Italia e in Europa dopo la conferenza di Rimini, in AA.VV., Anarchismo e socialismo in Italia (1872-1892), Roma, Editori Riuniti, 1973, p. 143.
35) Cfr. M. SCIOSCIOLI, Appunti per uno studio sulla formazione del partito repubblicano, in Archivio Trimestrale, a. I, n. 1, febbraio 1975; A. COMBA, I repubblicani alla ricerca di un'identità (1870-1895), in AA.W., Mazzini e i repubblicani italiani, Torino, Istituto per la Storia del Risorgimento italiano, 1976; A. SCIROCCO, L'associazio­nismo mazziniano da Porta Pia alla fondazione del partito socialista, in AA.VV., L'associazionismo mazziniano, Roma, Edizioni dell'Ateneo, 1982.