Rassegna storica del Risorgimento

DEMOCRATICI ITALIA 1870-1885; DOTTO DE' DAULI CARLO LETTERE
anno <1990>   pagina <354>
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Alfonso Scirocco
Valzania e Luigi Pirazzoli (Romagna), Giannelli (Toscana), Mario Paterni (Marche), Giuseppe Beghelli (Piemonte), Dotto (Napoletano). Lo scopo era stabilire l'accordo pratico per appianare le divergenze che frazionano il partito, e rendere possibile la conciliazione e fusione di tutte le forze demo­cratiche. Campanella caldeggiò ila conciliazione coi socialisti, contraddetto dal Brusco Onnis, che spinse la fedeltà al mazzinianesimo fino all'intolle­ranza. Gli altri, per non alienarsi Garibaldi, che voleva la conciliazione, furono concordi nel proposito di dar mano all'opera conciliativa con l'Inter­nazionale.
Carlo Dotto espose concitatamente che nelle province napoletane gl'inter­nazionalisti si contano in un minuto; che la gran maggioranza delle popolazioni è rivoluzionaria, e che in taluni luoghi il partito repubblicano è così bene organiz­zato e risoluto di venire alle mani, ch'ei può, quando che sia, farlo insorgere, che una sosta più a lungo protratta può sfiduciarlo, e che perciò sarebbe utile soprat­tutto di concertare un'azione prossima e simultanea, dovunque sono partiti che, all'attuale vergogna, preferiscono cadere " col ferro in pugno e coll'ira nel cuor! " Al Dotto fece eco rimbombante, ma unica, l'Andrea Giannelli. Gli altri ascoltarono freddamente le costoro infocate declamazioni. E fu statuito che presentemente non può nulla tentarsi; e che per venire a questo, occorre anzitutto di riconciliare le frazioni del partito ed organizzare le forze .
Dopo il convegno di Firenze, anche a Bologna le proposte di azione immediata erano state accolte freddamente. Perciò, secondo l'informatore napoletano, evidentemente molto addentro nel partito, Dotto era giunto alla conclusione che la democrazia napoletana dovesse agire per conto suo, senza dipendere dal decrepito triumvirato né da Garibaldi, il cui sangue era ghiacciato.74)
L'ardore di Dotto, in effetti non corrispondente alla realtà del paese, era aspramente criticato dal gruppo che faceva capo a Quadrio e alla famiglia Nathan, sovvenzionatrice delie poche iniziative intese a realizzare le direttive di Mazzini, della cui memoria si riteneva depositaria. Giudizi severi sugli attivisti napoletani, Dotto, Salomone, Di Lorenzo, erano espres­si da Raffaele Petroni, figlio del Giuseppe da noi precedentemente ricordato. La lettera, molto interessante, la riportiamo integralmente in appendice, perché rivela quali giochi di potere si svolgessero dietro le quinte e come fosse difficile l'unità delle 'forze democratiche, dal momento che tra gli
74) Questore al prefetto, Napoli 17 novembre 1873, ASN, Gab. Pref., f. 116bis. Ivi, relazione sul congresso del ministero dell'Interno, Roma 13 novembre, da cui risulta la presenza di altri esponenti democratici, tra i quali sono D. Barilai-i, F. Salo­mone, A. Lemmi, S. Battaglia; non c'è cenno all'intervento di Dotto, Secondo il questore questi, di ritorno da Firenze, da entusiasta era diventato taciturno, avvilito e abbattuto (24 novembre, Ivi). Lo stesso congresso di Firenze non aveva caldeggiato moti di piazza, avrebbe commentato il questore di Napoli il 2 dicembre, ma concordia, conferenze, giornali e suffragio universale. Anche a Napoli l'elemento del disordine era misera cosa e Dotto e i pochi amici non potevano trovare denaro e braccia pronte all'azione (Ivi).