Rassegna storica del Risorgimento

DEMOCRATICI ITALIA 1870-1885; DOTTO DE' DAULI CARLO LETTERE
anno <1990>   pagina <371>
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Carlo Dotto de' Datili
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diminuire gli aggravi di ogni genere sull'agricoltura, obbligare i proprietari delle zolfare a trattare in modo più umano i lavoratori, effettuare il rim­boschimento, con studi idro-geologici, e scavare pozzi modenesi per combat­tere la siccità, espropriare i terreni non coltivati, controllare le spese comu­nali, costruire strade a spese dello Stato, incoraggiare tutte le industrie, incoraggiare il credito agrario. Sono misure teoriche, simili a quelle prospet­tate nei 76-77 per il Mezzogiorno, che presuppongono un massiccio inter­vento dello Stato e una possibilità di influire sulle decisioni dei proprietari fondiari che non trova riscontro nella realtà sociale dell'isola. Sono, in sostanza, la riprova della sua convinzione, di stampo mazziniano, che il miglioramento economico delle plebi debba venire dall'alto, dalla iniziativa spontanea o forzata dei proprietari.151)
Nel '94 intervenne come ex-deputato dell'Estrema Sinistra ad un con­gresso democratico indetto a Roma dal Circolo radicale, con la presenza di pochi repubblicani e pochissimi socialisti, per dar vita ad un nuovo Fascio nazionale.152)
Nel 1896, dopo Adua, pubblicò a Roma in un unico opuscolo un arti­colo edito il 19 aprile '85 sul Fascio della Democrazia, Imprese disastrose, ed un breve scritto, Dopo il disastro. Il primo risaliva all'inizio della conquista dell'Eritrea e metteva in guardia dalle avventure coloniali, forse mosse dall'intento di distogliere il pensiero dai guai che affliggevano le nazioni europee; il secondo criticava aspramente i governanti italiani, che avevano pensato più alle manovre parlamentari che al bene del paese, ed i militari, che avevano condotto male la guerra in Abissinia. Occorreva da­re alla gioventù un'educazione virile e gagliarda, prepararla alle armi. Dotto ricordava il suo appello del 10 marzo 1873 pubblicato sul Popolo d'Italia, affinché gli italiani facessero delle armi il loro pane quotidiano .
Senza volerlo, Dotto sottolineava la coerenza della sua vita. Uomo di azione, non di pensiero, aveva combattuto tutte le battaglie della democra­zia, ispirandosi a pochi nobili ideali, in primo luogo l'amore per la patria, spinto fino al sacrificio. Le prime pagine a stampa da lui firmate erano state dedicate ad un patriota caduto nella spedizione garibaldina del 1867, con la fiducia nell'avvenire che avrebbe resa 'Ubera e unita l'Italia.153) Le ultime suonavano ancora fiducia nei giovani, nel loro impegno ad affrontare ogni pericolo che minacciasse l'Italia.
Intanto la sua salute declinava. Colpito prima dalla morte del padre, da lui tanto amato,154) poi da dolori familiari e da una grave forma di ne­vrastenia,155) si spense a Roma l'8 aprile 1901.
ALFONSO SCIROCCO
I5i) Per la Sicilia, in La Rivista Popolare, a. I, fase. Vili, 1 novembre 1893.
152) M. CASELLA, Democrazia socialismo movimento operaio a Roma (1892-1894), Roma, Editore Elia, 1979, p. 302.
153) Giuseppe Bernardi, in Fazione di Monte San Giovanni il 26 ottobre 1867 e Giuseppe Bernardi, Napoli 1867.
154) c. Dotto a L. Minuti, Roma 22 agosto 1896, Appendice, n. 17.
155) e. Dotto a L. Minuti. Roma 15 settembre 1899, Appendice, n. 18.