Rassegna storica del Risorgimento
DEMOCRATICI ITALIA 1870-1885; DOTTO DE' DAULI CARLO LETTERE
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1990
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383
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Carlo Dotto de' Datili
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Ieri fui a Bagnocavallo, e parlai all'inaugurazione della lapide e al banchetto. Io stesso feci il telegramma alla Lega, oggi pubblicato dal giornale La Lega, senza però il mio nome, posto fra Pratelli e Zannoli Cosa che mi sembra curiosa e strana, tanto più che il 22 settembre dovè spedirsi da Urbino un telegramma su la conferenza ch'io tenni colà nella sera del 21 settembre scorso, telegramma che io non vidi inserito, mentre oggi leggo una corrispondenza, assai in ritardo.
Vedrò di chiarire il mistero.
Per ora ho veduto Quartaroli e Zannoli, che salutai per te, e quest'oggi il Signori,
A Bagnacavallo, malgrado la pioggia tutto andò benissimo, malgrado i discorsi radicalissimi e gli applausi marcatissimi e le grida chiarissime. Al banchetto eranvi circa 200 persone.
Ho trovato qui una ventina di lettere, onde mi scuserai se ti scrivo breve.
Salutami tanto i tuoi di casa.
Salutami Andrea e gli altri amici di costi.
Addio per ora, vivi sano e a lungo, e inviandoti una cordialissima stretta di mano, credimi sempre
tuo aff.mo amico Carlo
XIV w
Forlì, 2 marzo 1881
Carissimo Amico
Ebbi le tue gratissime lettere del 23 e del 26 febbraio scorso. Io non ti. avevo dimenticato 'malgrado il lungo silenzio, e ricordo benissimo il 10 marzo 1873 quando ci vedemmo la prima volta. Il mio silenzio non dipese da oblio, ma dalla impossibilità in cui mi trovo di scrivere ai tanti amici cui mi legano comunanza di principii e di aspirazioni. Tempo e moneta fanno ostacolo spesso ai desideri dell'animo. Ti ringrazio della buona memoria e della stima che conservi di me.
Comprendo pienamente le tue amare riflessioni, il secolo leggero, vanitoso, ciarliero, egoista non può apprezzare la virtù dei sacrifici oscuri e non millantati e quindi più nobili. La tua canizie e il tuo passato ti meritano la stima di chi sa valutare giustamente ila onestà della vita e la fermezza delle aspirazioni generose. Ma negli animi fortemente temprati alle lotte e alle delusioni della vita, rimane ineffabile conforto la coscienza serena del dovere adempiuto sino alla fine.
La seconda tua lettera mi ha commosso sinceramente. Io, osservando le generazioni che si vanno succedendo, ho notato più volte che le più gagliarde e le più generose furono quelle che nacquero dal 1800 al 1830; poi comincia la decadenza che cresce di generazione in generazione, sopra
M) C. Dotto a R. Lacerenza, Forlì 2 marzo 1881, MCRR, b. 828 (32-52).