Rassegna storica del Risorgimento

PASSERIN D'ENTR?VES ETTORE
anno <1990>   pagina <388>
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Amici scomparsi
Passerin era vicino ai cattolici sociali) gettarono le basi per un'azione che tendesse, con il riconoscimento dell'autonomia della Valle, a scon­giurare le mire annessioniste dei filofrancesi.
Nel novembre del '44, nella fase più acuta della controffensiva fascista e tedesca in Valle, Passerin d'Entrèves dovette riparare in Svizzera con la moglie (negli stessi giorni Chabod era costretto a rifugiarsi in Francia) con una faticosa marcia attraverso sentieri e valichi già innevati, che li costrinse a lasciare in custodia a una famiglia dà valligiani la loro bambina di poco più di tre anni (un drappello di questi stessi valligiani attivi nella Resistenza ha partecipato con la loro bandiera ai funerali di Passerin in Torino). Dopo la liberazione fu vicino allo zio e a Chabod nominati dal C.N.L. rispettivamente Prefetto e Viceprefetto di Aosta nella difesa dell'autonomia e della italianità della Valle; nell'estate si recò anch'egli con Chabod a Roma per sollecitare dal governo l'autonomia della Valle, il cui ordinamento, introdotto con un decreto legge emanato il 7 settem­bre '45, sarebbe stato sancito, com'è noto, con la Legge costituzionale 26 febbraio 1948. La battaglia di quegli anni per l'autonomia e l'italianità della Valle d'Aosta, come, in seguito, la preoccupazione per una visione non localistica e particolaristica dell'autonomia regionale, e talune sue stesse esperienze politiche, da un lato attestano le profonde radici che lo hanno sempre legato alla piccola patria aostana, dall'altro rivelano il suo impegno civile e l'attenzione alla dimensione nazionale ed europea del regionalismo, come comproverà, in atti più recenti, la sua partecipa­zione agli incontri, in prospettiva europea, fra le regioni alpine di frontiera.
Ritornato a Firenze, professore di storia e filosofia al Liceo Michelan­gelo, Passerin potè riprendere la sua attività di studioso, sollecitato dalla tradizione culturale toscana e dal vivace clima culturale del dopoguerra: nascevano così i primi saggi su Mayer e Sismondi, su Sismondi e i campagnoli toscani del Risorgimento, sulla cultura toscana ed europea nell'Ottocento, sugli aspetti religiosi del romanticismo europeo, ma anche le note e discussioni sullo storicismo 'marxista, su Berdiaeff e il socia­lismo personalista, su Mounier e Sturzo. Nel 1948 conseguiva l'abilitazione alla libera docenza in Storia del Risorgimento e nel novembre iniziava l'insegnamento universitario come professore incaricato di quella disciplina nella Facoltà di Lettere dell'Università di Pisa; succedeva nell'incarico a Walter Maturi, chiamato all'Università di Torino: dopo Gioele Solari e con Morandi, Sestan e Chabod uno degli studiosi cui si riconoscerà debitore. D'altro canto sarà 'proprio il Maturi, poco dopo, a delineare per primo la personalità e l'originalità del giovane studioso valdostano nel­l'ambito della storiografia risorgimentista sottolineandone la sensibilità per una visione religiosa tesa a valorizzare, rispetto alla religiosità roman­tica individualistica, una religiosità realizzata nella vita associata (che Passerin chiamava allora chiesastica e riscontrava nel programma di uomini dalle fedi più diverse come Saint-Simon o Mazzini: Maturi stesso definiva del resto la Giovine Italia come una chiesa militante ).
Con gli anni Cinquanta, che si aprono si può dire con la lunga, e per certi versi contro-corrente, recensione all'allora acclamata opera di A. C. Jemolo, Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni