Rassegna storica del Risorgimento
PASSERIN D'ENTR?VES ETTORE
anno
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1990
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pagina
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389
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Amici scomparsi 389
(in Rivista storica italiana, 1950, pp. 305-318), le linee degli interessi e della sempre più intensa produzione storica di Passerin si possono raccogliere intorno ad alcuni cespiti principali: il riformismo politico religioso del giansenismo e in .particolare dei giansenisti toscani del 700; il cattolicesimo liberale dell'Ottocento; la formazione e l'ascesa politica di Cavour e infine la formazione dello Stato unitario e i problemi dell'unificazione.
Tra gli studi sul giansenismo varrà la pena di ricordare i saggi apparsi nei Quaderni di cultura e storia sociale, la vivace rivista pubblicata da Passerin, con Gianfranco Merli, fra il 1952 e il 1954, e i vari contributi di quel periodo: Corrispondenze francesi relative al sinodo di Pistoia del 1786 (1953); L'ambiente culturale pisano nell'ultimo Settecento: il trionfo e la crisi del riformismo anticuriale in alcuni carteggi di colti pisani (1953-54); Il fallimento dell'offensiva riformista di Scipione de' Ricci secondo nuovi documenti (1955); La riforma giansenista della Chiesa e la lotta anticuriale in Italia nella seconda metà del Settecento (1959). Il giansenismo italiano aveva già una cospicua letteratura nella tradizione storiografica italiana, visto soprattutto in connessione con le origini del Risorgimento e con la formazione delle correnti di pensiero liberale o democratico: influenza talora enfatizzata (Rota), talora assai ridimensionata (Temolo). Anziché vedere nel giansenismo la radice di correnti ideologico-politiche dell'età risorgimentale, Passerin ha studiato gli elementi di affinità, la sensibilità comune che contraddistingueva il giansenismo italiano e in particolare i giansenisti toscani, collocati nel contesto dei conflitti nati dalle proposte di riforma in campo ecclesiastico l'antitemporalismo, ranticurialismo, l'introduzione di forme di democrazia in campo ecclesiastico i o nel campo civile ed economico della Toscana leopoldina. Se da un lato egli ha rilevato gli elementi di contraddizione esistenti nell'offensiva riformista leopoldina e ricciana in Toscana e taluni elementi di differenziazione dal riformismo giuseppinista, ha al tempo stesso messo in evidenza i molteplici rapporti che correvano tra giansenisti e la cultura europea del Settecento e gli elementi di intreccio con il cattolicesimo illuminato di stampo muratoriano-rigorista e lo stesso illuminismo riformatore.
Mentre la stagione degli studi sul giansenismo se si eccettuano alcune rassegne, come quella condotta con F. Traniello, Ricerche sul tardo giansenismo italiano (1967) si attenuava dopo gli anni Cinquanta, la riflessione sul cattolicesimo liberale diveniva da allora una delle note dominanti della sua ricerca storiografica, dal contributo II cattolicesimo liberale dopo il 1848 (1958), all'organico saggio su II cattolicesimo liberale in Europa ed il movimento neoguelfo in Italia (in Nuove questioni di storia del Risorgimento e dell'unità d'Italia, Milano 1961, pp. 565-606), ai numerosi interventi degli anni '60 e '70. Se Jemolo ridimensionava il fenomeno dei cattolicesimo liberale italiano, contestandone la consistenza come movimento unitario e come corrente di opinione, sino a negare la possibilità di avvalersi di una tale categoria storiografica, Passerin dTEntrèves ha dimostrato l'esistenza nella cultura italiana dell'Ottocento di atteggiamene che ben possono chiamarsi cattolico-liberali , di un sentire cattolico liberale più rilevante e più duraturo di certe espressioni orga-