Rassegna storica del Risorgimento
PASSERIN D'ENTR?VES ETTORE
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Amici scamparsi
nizzate e politiche d'oltralpe. Ne ha arretrato la stessa data di nascita, collocandone le radici nella resistenza al dispotismo napoleonico, nella rivendicazione della libertà nei confronti di colui che Chateaubriand definiva il nemico della libertà dei popoli; nel movimento romantico cattolico tedesco (antilluminìsta, ma permeato di un certo spirito liberale, difensore della libertà di coscienza). Ha identificato i caratteri peculiari del movimento cattolico-liberale in Italia nel patriottismo culturale del Manzoni che nei confronti del Sismondi difendeva insieme il carattere nazionale italiano e la tradizione cattolica, che si opponeva al cattolicesimo politico, che si esprimeva in favore della libertà; spunti cattolico liberali ha individuato nelle posizioni di alcuni gruppi di scrittori e di colti uomini politici che a Firenze, a Milano, a Torino dialogavano a proposito di rapporti politica-religione. Dopo la pubblicazione del Primato giobertiano il neoguelfismo, convogliando su di sé le aspirazioni di molti moderati favorì un incontro fra sentire cattolico e sentire liberale e rappresentò temporaneamente la veste italiana del cattolicesimo liberale europeo. Passerin prendeva tuttavia le distanze dal neoguelfismo giobertiano sottolineando la pericolosità insita nella idea di primato, di missione: in ogni idea di primato e di missione applicata ai popoli e alle nazioni. La crisi del '48 si sarebbe incaricata di svelare l'equivoco del mito neoguelfo giobertiano che affidava al Papato, dalla missione universale, una crociata nazionale; ma non per questo sarebbe venuto meno, sottolineava Passerin, un certo sentire cattolico liberale che richiamandosi soprattutto al Manzoni e al Rosmini, avrebbe costituito un filone significativo della tradizione risorgimentale per tutto l'Ottocento e il primo Novecento.
Gli studi cavouriani di Passerin, conclusi nella bella voce scritta per il Dizionario biografico degli Italiani mentre Romeo preparava la sua monumentale biografia, da un lato hanno messo in rilievo taluni aspetti della sua formazione culturale, soprattutto per quanto riguarda le basi della concezione separatista e della sua politica ecclesiastica, dall'altro hanno approfondito la sua azione politica nella delicata fase della realizzazione dello Stato unitario. Nella formula separatista del Cavour (si veda ad esempio la relazione al 32 Congresso di storia del Risorgimento, I precedenti della formula cavouriana libera chiesa in libero stato , Roma 1954, pp. 324-336) egli avrebbe scorto ha osservato ancora Maturi la persistenza di venature gallicane e una certa contraddizione con le posizioni genuinamente liberali in materia ecclesiastica. Ma l'intento di Passerin resta sempre quello di vedere come le idee si calavano nelle concrete vicende storiche: nella sua prolusione milanese del 1961 su L'ascesa di Cavour nel Parlamento subalpino (in Aevum , 1962, pp. 160-170) egli avrebbe di nuovo invitato a riflettere sulla politica ecclesiastica di Cavour, per non scivolare verso interpretazioni unilaterali e tendenziose, per non fare del Cavour né un campione dell'ortodossia cattolica, come talora idillicamente si vorrebbe, e neppure un pilastro dell'offensiva anticlericale e radicalmente laicizza trice ; a lui affermava Passerin va riconosciuto il merito di aver moderato senza rigidezze conservatrici ed arcaizzanti, le trasmodanze giacobine delle correnti democratiche quando proponevano misure radicali di politica ecclesiastica come l'incameramento dei beni della Chiesa o provvedimenti discriminatori contro il clero che