Rassegna storica del Risorgimento
PASSERIN D'ENTR?VES ETTORE
anno
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1990
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pagina
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391
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Amici scomparsi 391
s'era mostrato avverso alle nuove istituzioni: con logica stringente Cavour invocava in tutti questi casi il principio della libertà, da applicare anche ai supposti avversari.
Nel 1956 Passerài pubblicava il volume L'ultima battaglia politica di Cavour. I problemi dell'unificazione italiana, edito dalla Fondazione Cavour di Santena. Il volume non ebbe una grande diffusione, come constatava anni dopo lo stesso autore; ma apriva un filone di studi che avrebbe avuto molto successo negli anni seguenti, quelli dei centenari 1859-1865; stimolati anche da evidenti ragioni di attualità politica i problemi dell'unificazione sarebbero stati studiati sotto altri profili: della storia delle istituzioni politico-amministrative, della questione regionale, dei problemi dell'arretratezza economica e dello sviluppo. Passerin analizzava qui l'azione e il programma cavouriano nei confronti dei drammatici problemi del nuovo Stato nazionale messi in evidenza dall'annessione delle province meridionali, il difficile incontro fra le due Italie, secondo l'espressione di Giustino Fortunato, che metteva in forse l'esistenza di un vincolo di aspirazioni comuni . Vi delineava con finezza le ragioni ideali e le posizioni pratiche dei partiti nei difficili mesi fra l'estate del '60 e il febbraio del '61: l'antagonismo fra moderati cavouriani e garibaldini e insieme la forzata loro collaborazione; il conflitto tra la corrente favorevole alle autonomie e le tendenze unitarie più radicali che diveniva più esplicito con il ritorno a Napoli, in veste di collaboratori del Cavour, ma in realtà di piemontesizzatori , di gran parte degli esuli meridionali (Spaventa, Scialoja, Mancini, Pisanelli, Massari); il dualismo fra esercito regio ed esercito garibaldino, fra minoranza democratica e maggioranza cavouriana nel Parlamento nato dalle elezioni del gennaio del '60. Vi analizzava soprattutto l'azione equilibrata del Cavour che frena all'inizio le tendenze unitarie più radicali; che mette in guardia dai pericoli del garibaldinismo, ma esorta Farini che non riuscirà a ripetere a Napoli la brillante operazione condotta in Emilia e ne uscirà anzi sfinito fisicamente e psicologicamente a trattare bene i garibaldini; che difende il principio monarchico (che significava anche difesa dell'autorità dello Stato e conservatorismo liberale) imposto da ragioni di politica interna e internazionale, ma si oppone a chi vorrebbe un abbandono temporaneo delle libertà statutarie per una specie di dittatura regia, contrapposta alla dittatura garibaldina, e aderisce con convinzione a un suo ideale liberalismo; che nel discorso di accettazione dei plebisciti di annessione fa unire in bocca al Re il genio iniziatore dei popoli e l'iniziativa monarchica unificatrice. Passerin sottolineava le difficoltà di un'azione concorde fra le forze politiche meridionali, la scissura tra la classe politica che si volge al Piemonte e quella parte che finisce per accedere al patriottismo nazionale soltanto attraverso il tramite di un patriottismo regionale e talora quasi soltanto municipale . Non vi negava una certa ambiguità e un certo machiavellismo messo in opera dal Cavour stesso in quei mesi drammatici, per esempio il suo continuo spostarsi su nuove posizioni di fronte a Garibaldi; ma ne rivendicava la sostanziale coerenza, il senso dell'onore nella fedeltà alla monarchia, il rispetto e la fiducia nell'opera del Parlamento; e reagiva, con una lunga nota aggiunta alla già lunga introduzione al volume, alla tendenziosissima interpretazione che del dualismo Garibaldi-Cavour dava Mack Smith nell'appena pubblicato volume che avrebbe avuto tanto successo