Rassegna storica del Risorgimento

PASSERIN D'ENTR?VES ETTORE
anno <1990>   pagina <394>
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Amici scomparsi
meno incline invece egli appariva alle ponderose ed erudite ricerche d'ar­chivio, che tuttavia apprezzava e lodava quando non restavano puro dato filologico. Parlando, ad esempio, degli studi settecenteschi di Franco Ven­turi, e riferendosi in particolare all'intrecciarsi di filoni preromantici col dominatore fervore iUuministico nella Napoli di fine Settecento, aggiun­geva che questa gli sembrava la parte più vigorosa, difficilmente egua­gliabile, dell'opera del Venturi, anche in quanto essa appare fondata egli scriveva su ricerche veramente sterminate su tutti i gruppi e sotto­gruppi iUuministici d'Europa (Il riformismo settecentesco e le tendenze revisionistiche della storia del Risorgimento, in Cultura e scuola , 1963, p. 130). La preferenza per la Kulturgeschichte non comportava del resto in lui la sottovalutazione del peso dei fatti, delle forze economiche e sociali, come egli stesso ha dimostrato interessandosi di operatori economici del­l'Italia liberale e dello stesso Cavour; di Rosario Romeo, ad esempio, ammirava come pervenisse nei suoi studi a una sintomatica fusione, o almeno a una felice giustapposizione d'interessi fra le indagini di storia economico-sociale e quelle di storia politica e culturale (Ivi, 1962, p. 119). Equanime e misurato nei giudizi, pronto a mettere sul piatto della bilancia storica le ragioni e le posizioni di tutti, uomini e partiti demo­cratici, liberali, conservatori era decisamente insofferente delle posizioni preconcette, dei pregiudizi, delle visioni unilaterali, che attribuiva ad insuffi­ciente preparazione culturale: L'unilateralità nella visione storica scri­veva sin dal 1942 deriva sempre, mi pare, e unicamente dai limiti volon­tari o involontari della preparazione culturale .
NICOLA RAPONI