Rassegna storica del Risorgimento
PASSERIN D'ENTR?VES ETTORE
anno
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1990
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pagina
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395
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LIBRI E PERIODICI
URS ALTERMATT, Katholizismus und Moderne. Zur Soziai- und Mentalitatsgeschichte der Schweizer Katholiken im 19. und 20. Jahrhundert; Zurich, Benziger, 1989, in 8, pp. 472. S. p.
La guerra intema elvetica del Sonderbund fu, nel 1847, alla base della unificazione svizzera nel senso che segnò la sconfitta dei cattolici (conservatori) e la vittoria dei liberali (protestanti) e rese con ciò possibile la trasformazione dello Staatenbund prequarantottesco nel Bundesstaat odierno. Dopo questa sconfitta i vinti (cattolico-conservatori) si ritirarono nel quasi più completo isolazionismo formando una vera e propria società a parte, una Sondergesellschaft. La cultura nazionale svizzera dell'Ottocento e del primo Novecento fu protestante e liberale, anche se sempre più dominata dalla crescente industrializzazione, mentre quella cattolica, minoritaria, fu prevalentemente contadina; cosi i cattolici furono, all'inizio della storia dello Stato federale, una specie di cittadini di seconda categoria. La loro inferiorità politica e anche culturale ebbe realmente fine solo negli anni 1970, dopo la nuova ondata di industrializzazione del secondo dopoguerra, mentre prima fu palese il ritardo delle regioni cattoliche -ritenute quasi delle colonie interne.
Altermatt, uno dei massimi esponenti della contemporaneistica svizzera, analizza, partendo da queste premesse, la storia sociale dei cattolici elvetici soprattutto sotto l'aspetto della mentalità e della vita di ogni giorno, la cosidetta Alltagsgeschichte. Questa fu caratterizzata dalla protesta contro la modernizzazione da parte di una minoranza che si creò, nei cent'anni che vanno dal 1850 al 1950, un mondo straordinariamente omogeneo. Fu una sorta di integrazione negativa tendente a formare una società caratterizzata da rigorismo moralistico e dominata dalla teologia della paura, un mondo ritmato dalle scadenze dell'anno liturgico e dalle sue festività. Questa la vita delle masse, contadine e conservatrici, condizionata dal milieu cattolico dalla nascita fino alla morte ed oltre.
Ma l'integrazione negativa fu, d'altra parte, la premessa alla ricerca di una identità nuova ed infine alla rimonta e con ciò all'uscita dei cattolici dal ghetto, un processo lentissimo, conclusosi definitivamente solo negli anni 1970 in un contesto culturale postindustriale con una laicizzazione senza precedenti. Il tutto, ovviamente, sotto la spinta della trasformazione industriale della Svizzera in atto a partire dagli ultimi decenni dell'Ottocento con delle implicazioni di tipo demografico-migratorio massicce che condussero i cattolici dalle zone contadine della Svizzera centrale nei centri protestanti dell'altipiano dove si svilupparono delle parrocchie cattoliche di diaspora. Questi mutamenti fornirono le premesse al progressivo inserimento dei cattolici nel blocco borghese che cominciò a delinearsi dopo la fine dell'egemonia liberale con l'introduzione della proporzionale nel 1919 mentre venne sanzionato nel 1959 con la grande coalizione espressa dalla cosiddetta Zauberformel. È da allora che il partito cristiano-sociale, l'erede dei cattolici del Sonderbund, fa parte integrante del sistema politico elvetico.
Prima di questo inserimento il blocco cattolico rimase comunque, con l'aiuto di associazioni, società, giornali, riviste e partiti cattolici, abbastanza compatto. Fu solo dopo il 1950 che si sgretolò sotto la spinta della prosperità economica, del consumismo, della crescente mobilità e dell'individualismo. Il Concilio Vaticano II fu più sintomo