Rassegna storica del Risorgimento

PASSERIN D'ENTR?VES ETTORE
anno <1990>   pagina <396>
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Libri e periodici
che causa di queste trasformazioni pur aprendo un'epoca nuova dominata dalla cultura secolarizzata e non più da quella religiosa. Tutti questi sviluppi e molti di più ci vengono presentati con massima cura anche dei dettagli nel bellissimo libro di Alterraatt.
CARLO MOOS
Il movimento cooperativo nella storia d'Europa, a cura di M. DEGL'INNOCENTI; Milano, F. Angeli, 1988, in 8, pp, 333. h. 35.000.
La cooperazione, figlia del solidarismo .propagandato dai riformatori sociali del-1*800, tanto liberali quanto democratici e socialisti, conobbe le prime realizzazioni circa un secolo e mezzo fa, in Francia, in Belgio e in 'Inghilterra. Le regole dei probi pionieri di Rochdale del 1844 ne costituirono una sorta di vangelo; essa entrò dalla preistoria alla storia, per dirla con il Totomianz, con il passaggio nel XX secolo, per raggiungere una grande stagione tra le due guerre mondiali, anche, ma non esclusivamente, all'insegna di progetti, non più puramente teorici, ma basati sulla realtà effettuale, di riforma globale della società. I saggi qui raccolti, contenenti gran parte degli atti del convegno sul movi­mento cooperativo nella storia d'Europa promosso a Firenze nell'ottobre 1986 dalla Lega nazionale delle cooperative, dalla Fondazione Feltrinelli, dall'Istituto socialista di studi storici e dalla Friedrich Ebert Stiftung nell'ambito delle iniziative per la celebrazione della fondazione della Lega, pur nella loro eterogeneità, offrono uno spaccato inedito di questo fenomeno, in quanto parte rilevante della storia sociale, economica, polìtica e culturale dell'Europa.
Effettivamente, nella storia d'Europa il movimento cooperativo ha rappresentato, per la natura peculiare della sua organizzazione di impresa, una pagina importante per lo sviluppo della coscienza democratica e di autoemancipazione di strati rilevanti della popo­lazione di proletari, piccoli e medi produttori, ceti impiegatizi, contadini sulla quale insufficiente è stata l'attenzione della storiografia, specialmente quella di ambito acca­demico. Soltanto negli ultimi tempi (si pensi alle ricerche di Fabbri, Sapelli e dello stesso Degl'Innocenti) gli storici hanno cominciato ad occuparsi in modo più sistematico del­l'evoluzione del movimento cooperativo nel nostro Paese e una parte importante in questo senso ha svolto anche l'Istituto di studi cooperativi Luigi Luzzatti. Al confronto, assai più numerose e capillari sono state le ricerche dedicate al movimento sindacale, alle organizzazioni e alle lotte operaie, anche quando le esperienze e i problemi presi in esame non avrebbero richiesto di per sé analisi così dense e di tanto impegno. Questa aingoiare anomalia, osserva Valerio Castronovo nella relazione introduttiva, si spiega con il fatto che per lungo tempo ha gravato sulla storia del movimento cooperativo una pesante ipoteca di natura politico-ideologica (p. 16). Soprattutto tra gli storici di ispira­zione marxista, aggiunge, era diffuso il convincimento che l'associazionismo economico fosse espressione di interessi corporativi e che la cooperazione italiana si portasse dietro un grave peccato originale: quello del riformismo evoluzionista o dell'interclassismo. Insomma, il movimento cooperativo aveva .avuto il torto di nascere, fra le leghe contadine e le società di mutuo soccorso, all'insegna di Mazzini e di Prampolini, oppure, su un altro versante, fra le parrocchie e le casse rurali, sotto le bandiere della democrazia cristiana di Murri e di Toniolo e del solidarismo cattolico. In quanto tale, la cooperazione appariva sostanzialmente estranea ai prìncipi della lotta di classe e ai processi rivoluzionari che avrebbero dovuto condurre all'emancipazione del proletariato e alla conquista del potere in un regime collettivista. Anzi, alla luce delle teorie marxiste-len fruste, la cooperazione veniva considerata un fenomeno ambiguo e pericoloso, in quanto basato su obbiettivi opportunistici ed cconomicistici di pochi gruppi privilegiati dell'aristocrazia del lavoro, destinato perciò a risolversi nella rinuncia a perseguire l'ino in fondo gli obbiettivi della lotta di classe in cambio di conquiste effimere e limitate, di carattere essenzialmente