Rassegna storica del Risorgimento

PASSERIN D'ENTR?VES ETTORE
anno <1990>   pagina <397>
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Libri e periodici
mutualistico e settoriale. Le argomentazioni contro la tradizione rifonmista portate in campo da Togliatti e da Rodolfo Morandl nel secondo dopoguerra, per apporre infine un cappèllo leninista alla ricostituita Lega delle cooperative, contribuirono di fatto ad avvalorare la tesi di quanti addebitavano al movimento cooperativo quale si era svilup­pato in età liberale una scarsa coscienza di classe o una posizione di retroguardia nella lotta per il socialismo.
Molto interessante risulta nel volume il contributo di Jean Puissant sull'esperienza cooperativa belga che, a partire dalla legislazione del 1873, ebbe un grandissimo sviluppo, tanto che alla fine del secolo il numero delle sue cooperative eguagliava quello delTOoghil-terra. Non per nulla, l'esempio del Belgio rappresentò un modello per molti socialisti europei, tra i quali va annoverato perfino Georges Sorel, il quale, negli anni a cavallo del secolo, fu attivo e convinto sostenitore di tutte le organizzazioni associative e mutua­listiche messe in piedi dal movimento operaio internazionale. Assai ricco di informazioni è poi M saggio di Walter Briganti sui rapporti internazionali della Lega italiana delle cooperative. Egli risale opportunamente all'emigrazione politica della prima metà del­l'Ottocento, ohe mise in contatto, anche nei Paesi più conservatori, uomini sensibili alle innovazioni e al progresso sociale con le correnti di pensiero europee più avanzate: e ciò avvenne anche per gli italiani. Un esempio tra i più importanti fu quello di Mazzini che, nel suo esilio, conobbe le esperienze sociali francesi, inglesi e di altre nazioni; studiò, e in parte assimilò, le idee dei pensatori progressisti del suo tempo, senza per questo rinunciare ad una elaborazione e ad una sintesi personale. Fu del resto un mazziniano, il maggiore Wolff, a stendere come si sa il primo abbozzo degli statuti della Prima Internazionale nel 1864. E le proposte del mazzinianesimo erano orientate verso l'asso­ciazionismo degli operai, verso le mutue e le cooperative. Mazzini simpatizzava con Buchez, inventore delle regole della cooperazione di lavoro, e con i pionieri di Rochdale, primi ideatori e realizzatori di un'ampia e stabile cooperazione di consumo. Nel 1864 e negli anni seguenti prevalsero gli orientamenti di Marx, e i mazziniani ebbero una parte sempre più ridotta nellttnternazionale. Ma ciò non toglie, osserva giustamente Briganti, che Mazzini e i suoi seguaci abbiano contribuito ad introdurre in Italia esperienze associative e cooperative, specialmente a Genova e in Piemonte, ma anche in Lombardia e in Toscana; essi furono in pratica uno dei canali attraverso i quali forme di coope­razione fra operai artigiani e ceti piccolo-borghesi vennero divulgate e attuate in Italia. D'altronde, lo stesso Marx ebbe a modificare il suo pensiero sulla cooperazione e, pur respingendo le proposte, invero assai poco realistiche, di Lassalle riconobbe, pur se con una funzione non di primo piano nell'ambito del suo socialismo scientifico , l'impor­tanza delle cooperative di lavoro e di produzione.
Alla morte di Mazzini il movimento associazionistico da lui ispirato era già in fase calante e negli anni seguenti continuerà a declinare. L'eredità politica e sociale del mazzianianeskno venne raccolta in parte dai radicali, che a Milano furono i promo­tori del primo congresso dei cooperatori italiani nel 1886, e in parte dai socialisti. Mentre tuttavia i primi accettarono senza difficoltà la teoria e la pratica del cooperati­vismo in ogni forma possibile, il passaggio dei socialisti al campo della cooperazione fu più lento e tormentato, tanto che lo stesso Turati, per diversi anni, espresse un certo scetticismo verso quella che usava definire la sirena cooperativista.
Particolarmente utile per le tematiche affrontate è infine il contributo di Degl'Inno­centi relativo al caso italiano, del quale egli è da tempo profondo conoscitore e attento studioso. La sua prima considerazione è che nella storia d'Italia la cooperazione fu il fenomeno con i più accentuati caratteri di massa, sia come fattore essenziale di aggre­gazione di produttori, di lavoratori e di consumatori, sia come strumento di mobilità socio-economica attraverso forme peculiari d'impresa e in generale di intervento sul mercato. Nel 1915 le circa 7.500 società esistenti vantavano un milione di soci, quando la Confederazione generale del lavoro denunciava poche centinaia di migliaia di iscritti e il Partito socialista primo partito moderno non superò mai i 45.000 iscritti. Nel primo dopoguerra le cooperative raggiunsero le ventimila unità, e di queste 8.000 aderenti alla Lega, da sole, denunciavano un numero di associati che sfiorava l'impo-
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