Rassegna storica del Risorgimento

PASSERIN D'ENTR?VES ETTORE
anno <1990>   pagina <398>
immagine non disponibile

398
Libri e periodici
nente cifra di due milioni. La seconda considerazione è che il movimento cooperativo nacque sì con una molteplicità di iniziative, per lo più le une indipendenti dalle altre, ma con la tendenza all'unità. Unità che, sul piano organizzativo, venne celebrata nella fondazione della Federazione nazionale delle cooperative nel 1886, alla quale concorsero liberali, radicali, repubblicani, socialisti, operaisti e perfino cattolici. Già nell'ultimo decennio del secolo scorso, però, si innestò un processo di crescente divaricazione all'interno, non più ricomposto, che andava di pari passo al radicamento delle sub­culture politiche nel Paese, in particolare dei socialisti e dei cattolici.
Per Degl'Innocenti i liberali, forti del credito popolare, evolsero inizialmente un ruolo fondamentale di tramite con la cultura, specialmente accademica, e di conoscenza della cooperazione europea, in particolare inglese e tedesca. Il rapporto che allora il movimento cooperativo seppe instaurare con la cultura, in seguito non sarebbe più stato raggiunto; non per nulla Luigi Luzzatti è stato a lungo considerato, e del resto lo è anche oggi, come il padre della cooperazione italiana. I conservatori sociali fallirono però nel tentativo di coniugare cooperazione e credito popolare all'insegna di una visione paternalistica della società: si operò allora una divaricazione che non sarebbe stata più ricomposta completamente, almeno per quanto riguardava l'associazionismo socialista e democratico, che guardò in seguito piuttosto al credito pubblico. Assai diverso fu l'atteggiamento assunto dalle classi dirigenti liberali nei confronti della coope­razione con Giovanni Giolitti: non più all'insegna del paternalismo sociale, ma su un piano per così dire contrattuale in una prospettiva politica più generale che individuava nel movimento organizzato dei lavoratori un interlocutore fondamentale. Agli inizi del secolo, del resto, il movimento cooperativo stesso era profondamente mutato anche sul piano sociologico, assumendo connotati più decisamente proletari. Di pari passo si con­solidava la leadership dei socialisti riformisti, della quale l'elezione nel 1912 alla segre­teria della Lega di Antonio Vergnanini, segretario della Camera del lavoro di Reggio Emilia dopo la morte di Antonio Maffi, fu l'espressione più emblematica. La coopera­zione di orientamento repubblicano, da parte sua, venne chiudendosi, in posizioni mino­ritarie, nelle roccaforti romagnole, toscane e liguri, oscillando tra un atteggiamento di stimolo all'interno della Lega ed un altro, assai più diffuso, decisamente antisocialista. E sarà quest'ultimo a prevalere all'indomani della prima guerra mondiale, quando repub­blicani, ex sindacalisti rivoluzionari ed ex socialisti bissolatiani promossero il Sindacato nazionale delle cooperative.
Per i socialisti, conclude Degl'Innocenti, dopo le iniziali diffidenze, la coopera­zione divenne uno dei pilastri dell'edificio costruito per l'emancipazione dei lavoratori, accanto al partito e al sindacato. Di fatto, l'istanza cooperativa diventò uno degli stru­menti fondamentali delle organizzazioni operaie e bracciantili nella lotta alla disoccu­pazione e per l'integrazione del salario. Più in generale, va osservato che la cooperazione fu uno degli elementi costitutivi de!T universo socialista , di pari passo con la trasfor­mazione del partito socialista in partito di integrazione sociale, con connotati sempre più popolari.
GIAN BIAGIO FURIOZZI
VINCENZO PIRRO, Terni nell'età rivoluzionaria e napoleonica (1789-1815); Terni, Edizioni Thyrus, 1989, in 8, pp. 101. S. p.
Il volume colma una lacuna di un periodo storico ricco di eventi, di evoluzioni e di crisi dell'Umbria meridionale e di Terni in particolare. La ricerca, più volte auspicata, ha trovato la sua realizzazione in occasione del bicentenario della rivoluzione francese nella sintesi di Pirro, che, opportunamente, non dà spazio alle rievocazioni apologetiche, ma, al contrario, offre uno spaccato, assai interessante, della vita economica e sociale del territorio* L'Autore, poi, non si limita alla ricostruzione degli eventi