Rassegna storica del Risorgimento

PASSERIN D'ENTR?VES ETTORE
anno <1990>   pagina <399>
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Libri e periodici 399
che si ebbero a Terni, ma li pone a confronto con quelli che si determinarono in Italia ed in Europa tra Settecento ed Ottocento, offrendo nelle conclusioni apprezzabili rilievi critici.
Per quel che riguarda la situazione economica del Ternano, Pirro ritiene che essa riflettesse il tipo di economia dello Sttao pontificio che lasciava scarsi margini all'accumulazione capitalistica e agli investimenti produttivi , anche per d limiti imposti e dalla cultura ecclesiastica, che privilegiava l'assistenzialismo, e dal governo della Chiesa che praticava una politica accentratrice, nonostante alcune iniziative libe-ristiche di Pio VI . Questo è vero, ed è grave, direi, non solo sotto il profilo economico, ma soprattutto morale e religioso, per i riflessi negativi che la politica economica ebbe nella Chiesa, nella spiritualità e nella pietà delle comunità ecclesiali, compromesse da privilegi assicurati al clero ed ai religiosi, più impegnati ad arnministrare posse­dimenti terreni che ad annunciare la Parola di Dio. Non sorprende, quindi, che la pietà popolare sia stata strumentalizzata dai reazionari, come nel caso, a cui accenna Pirro, delle immagini della Madonna che aprirono gli occhi, in occasione dei fatti del 1796, quasi pronosticassero eventi straordinari. Questi eventi si ebbero allorché per la prima volta così l'Autore una società chiusa e clericalizzata, come quella di Terni nel secolo XVIII, si apre alle feste pubbliche sotto l'Albero della Libertà e partecipa alle cerimonie civili che si svolgono al di fuori di qualsiasi cornice cristiana, secondo le scadenze previste dal nuovo calendario rivoluzionario , Ma, in effetti, era quella di Terni una società clericalizzata? Oppure il clericalismo era strumentalizzato da nobili e notabili con il fine di trarne prestigio e profitto? Sono interrogativi legittimi che nascono sulla base dei rapporti tra alcune famiglie ricche di Terni, come i Gazzoli e gli Sciamanna, con la Curia romana, da cui, alla fine del Settecento, ebbero in affitto la Ferriera pontifìcia e l'autorizzazione ad aprire una Zecca. Resta il fatto che le popolazioni, soprattutto del contado, rimasero fedeli alla Chiesa e gelose dei valori religiosi, conculcati dalli jacobini francesi e locali, che non solo soppressero monasteri e conventi, confiscando i beni ecclesiastici, ma compirono rapine e sacrilegi nelle chiese.
Pirro ricorda che i risentimenti religiosi si unirono ai rancori sociali e diedero luogo al grave ed endemico fenomeno dell' insorgenza , che travagliò la breve vita della Repubblica Romana, anche nella zona di Terni e nel resto dell'Umbria. Ricorda altresì che la ribellione fu alimentata dalla guerra portata dagli eserciti della seconda coalizione contro la Francia e le repubbliche giacobine , in nome della religione e della monarchia. E tutto questo egli attribuisce alla dialettica dell'illuminismo , e cioè alla logica disgiuntiva di un pensiero che provoca ma non sana le contraddizioni, per cui l'universalismo suscitò il sanfedismo della Croce, la rivoluzione urbana scatenò la reazione del contado, il fanatismo repubblicano armò la vendetta monar­chica , e fu guerra tra cittadini e contadini, laici ed ecclesiastici, repubblicani e monarchici.
Interessante e ricca di suggestioni è la seconda parte del volume, dove l'Autore si sofferma ampiamente sul ripristino del dominio pontificio ed il ristabilimento delle istituzioni assistenziali e caritative. Con non meno profitto si legge, inoltre, la parte dedicata all'annessione di Terni all'Impero francese con ampi riferimenti al controllo dello Stato sulla Chiesa ed alla nazionalizzazione dei beni ecclesiastici. Non mancano, poi, notizie sull'istruzione pubblica a Terni, sul collegio imperiale che rispecchiava la realtà politica e sociale della città, sul ruolo della scuola a cui era demandato il compito di formare la futura classe dirigente in base ai precetti scientifici e morali voluti dallo spirito di conservazione e di stabilizzazione dell'Impero napoleonico . Pirro accenna, poi, a quelli che egli definisce segni di attaccamento e di fedeltà alla Francia degli Umbri , offerti anche dopo Lipsia dalla classe polìtica che aveva la consapevolezza di far parte di un grande Impero, dalla cui sorte dipendeva anche il futuro di Terni e di tutta l'Italia, Ma rileva nello stesso tempo che al lealismo della classe dirìgente si contrapponeva il disfattismo dei preti e la resistenza dei contadini, che tuttavia non diedero luogo a fenomeni di ribellione paragonabili a