Rassegna storica del Risorgimento
PASSERIN D'ENTR?VES ETTORE
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Libri e periodici
quelli degli anni 1798-99, a conferma della differenza tra il biennio giacobino e l'età napoleonica.
Il discorso sull'atteggiamento del clero rientra in quello più ampio sulla politica religiosa di Napoleone, a cui Pirro dedica alcune riflessioni generali e alcune indicazioni particolari, come ad esempio quelle che si riferiscono alla soppressione della diocesi di Terni, all'esilio del vescovo Benigni e alle posizioni assunte dall'episcopato e dal clero regolare e secolare nel Dipartimento del Trasimeno. È significativo, al riguardo, che ben nove vescovi su tredici siano stati deportati, che abbiano prestato giuramento solo 293 canonici su 477, che dei 989 curati 710 abbiano prestato giuramento, dei 900 religiosi 500 abbiano giurato e 400 furono considerati refrettari. A parte che ciò fu motivo di crisi permanente, meritano considerazione le cifre indicate e, cioè, la presenza nel Dipartimento di un eccessivo numero di beneficiati (ben 477 canonici), rispetto ai 989 sacerdoti ed ai 900 religiosi. C'è da chiedersi a questo punto quali ruoli abbiano assunto questi ecclesiastici nella società civile, come sbarcavano il lunario, se effettivamente prestarono giuramento per convenienza oppure perché realmente convinti del valore della politica religiosa del governo imperiale. In ogni caso come rileva l'Autore la politica religiosa della Francia ha dei risvolti economici e sociali, che contribuiscono a stabilizzare il regime e a consolidare i vincoli tra i ceti abbienti e il governo imperiale .
Avviandosi alla conclusione, Pirro si sofferma sulla Restaurazione, che ha portato, a suo giudìzio, alla clericalizzazione della società civile attraverso alcuni provvedimenti come, ad esempio, il ripristino nella città umbra del collegio dei gesuiti. Nell'ambito di una ricerca su Chiesa, Stato e società in Umbria, sarebbe importante sapere se anche a Terni emigrarono quei preti o prelati francesi dopo la rivoluzione di cui parla Mario Testi in un recente saggio sugli Atleti della fede*: emigrazione e controrivoluzione nello Stato della Chiesa (1792-1789), ciò con il fine di conoscere quale tipo d'influenza gli atleti esercitarono nella Chiesa ternana.
A Pirro comunque va il merito di aver riproposto, con questa suggestiva ricerca, il discorso su Terni tra '700 ed '800, di aver offerto una sintesi degli eventi che si ebbero tra il 1789 ed il 1815, suggerendo valide ipotesi di lavoro, meritevoli di attenta considerazione. Certamente costituirà un esemplare riferimento per gli studi locali e regionali su un periodo che, come è noto, ebbe non pochi riflessi sul Risorgimento.
PIETRO BORZOMATI
MICHELE MANCINO, Latifondo e contratti agrari nel Mezzogiorno. Presentazione di Piero di Siena; Casalvelino Scalo (Salerno), Galzerano editore, 1986, in 8, pp. 200. L. 13.000.
La persistenza del latifondo nel Mezzogiorno d'Italia è, per Mancino, il cuore della questione meridionale e l'origine delle più radicate forme di sfruttamento subite dai contadini in quelle zone. L'autore individua la causa della sua sopravvivenza nella consuetudine antica per il Meridione del diritto di successione franco che, a differenza di quello longobardo, riservava tutto il terreno al solo primogenito, impedendone così lo smembramento. La sua applicazione avrebbe, quindi, determinato nel Sud un freno allo sviluppo e tutta una serie di anomalie rispetto al resto della penisola, mantenendo per secoli nelle campagne uno stato di semifeudalità. Con la competenza di chi conosce ed ha sperimentato direttamente i problemi che esamina, essendo stato un dirigente contadino, per più di cinquant'anni, Michele Mancino affronta gli squilibri sociali del Mezzogiorno lungo un vasto orizzonte storico: dal 1800 fino alla metà del nostro secolo passa in rassegna l'analfabetismo, il tenore di vita, le forme associative dei contadini meridionali, la questione della scuola e dell'educazione, il tema dell'emigrazione, l'opera di Nitti e di