Rassegna storica del Risorgimento
PASSERIN D'ENTR?VES ETTORE
anno
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1990
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pagina
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405
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Libri e periodici 405
dibattito politico dell'Italia post-unitaria emerge nel volume specificatamente rivolto a scandagliare nei minimi risvolti il pensiero e l'opera dello statista bolognese. Attraverso l'analisi dell'impegno di Minghetti verso le grosse questioni che il nuovo Stato si trovava ad affrontare {questione sociale, parlamentarismo, decentramento amministrativo, problemi economici e finanziari) emerge un quadro reale della situazione italiana e dell'interpretazione italiana del liberalismo. Minghetti, pur essendo uomo europeo come ha dimostrato P. Villani che ha focalizzato la sua attenzione sulle esperienze di viaggio in molti paesi europei, esperienze che precedono i suoi impegni di uomo politico fu soprattutto attento ai grandi temi di dibattito aperti in campo nazionale: il separatismo tra Stato e Chiesa, di cui propone una lettura articolata tra momento etico e momento economico F. Traniello; la questione sociale che si pone come discriminante fondamentale tra trasformazioni inevitabili e permanenze di consolidati ordini e sistemi, come emerge dal contributo di G. G. Balandi e da quelli più specifici di R. P. Coppini, R. Faucci, R. Nieri e G. Pisu.
Ai saggi sul pensiero politico di Minghetti si affiancano quelli di E. Morelli, R. Ugolini, A. Berselli e U. Marcelli sul ruolo del bolognese come attore-protagonista delle vicende politiche dell'Italia pre e post-unitaria. Mentre E. Morelli analizza l'evolversi del pensiero e dell'azione del Minghetti nel decennio che portò all'unificazione italiana, negli anni cioè in cui non solo e non sempre il Piemonte sabaudo era considerato come la possibile o unica bandiera sotto cui condurre l'unificazione nazionale, R. Ugolini ricostruisce i rapporti reali e ideali tra il bolognese e Cavour, facendo emergere il preciso intendimento di Minghetti di attribuire a sé e a tutta la Destra storica l'eredità dello statista piemontese in anni in cui la Sinistra di antica matrice subalpina si andava affermando come classe dirigente e in una logica di continuità si attribuiva eredità non chiaramente attribuibili. A. Berselli e U. Marcelli, infine, evidenziano nei loro saggi l'intima coerenza politica che caratterizzò l'attività di Minghetti: il suo trasformismo non fu mai ambiguità e opportunismo, bensì fu delineato dall'esigenza di una riconsiderazione del tradizionale collocamento dei due maggiori blocchi politici e di un ricompattamento della borghesia nazionale di fronte al sorgere di forze estreme . Minghetti fu e rimase sostanzialmente un moderato, lontano dagli eccessi di ogni forma di dogmatismo, il cui fine era un progresso sociale da conseguire razionalmente,
FLORENZA TAROZZI
PAOLO BAGNOLI, Democrazia e Slato nel pensiero politico di Giuseppe Montanelli (1813-1862) (Biblioteca storica toscana. Sezione di Storia del Risorgimento a cura della Società toscana di Storia del Risorgimento diretta da Giovanni Spadolini, n. 15); Firenze, Olschki, 1989, in 8, pp. 262. L. 60.000.
Disprezzato dai suoi avversari, non di rado fatto oggetto di caustica ironia ed osteggiato perfino da alcuni suoi compagni di parte, Giuseppe Montanelli rimane tuttavia una delle figure più affascinanti del Risorgimento, anche se le sue molteplici e mutevoli prese di posizione politiche ed opinioni assai frequentemente, ieri ed oggi, gli hanno tirato addosso accuse di incoerenza. In verità per giudicare in maniera equilibrata il patriota di Fucecchio, bisogna anche tenere di conto che le sue oscillazioni erano spesso la conseguenza del vivere con grande passione e partecipazione le drammatiche e tumultuose vicende italiane, sottoponendo le proprie scelte a profonde revisioni e quindi cercando di adattarle alla contingenza storica.
Eppure quest'uomo politico, di vasta e profonda cultura, dì animo tormentato, ebbe tratti di coerenza quali, ad esempio, la sua aspirazione alla democrazia, che fu ben viva pel '48-'49, durante l'esilio e fino alla morte, ma che cominciò già a germogliare nel biennio riformista , quando cioè concepì le riforme come risultanze di un processo che doveva concretizzare le richieste di cambiamento avanzate dai governati.
Si cimenta, nella non facile Impresa di ricomporre organicamente il pensiero poli-