Rassegna storica del Risorgimento
PASSERIN D'ENTR?VES ETTORE
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1990
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pagina
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408
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408 Libri e periodici
dopo varie vicende editoriali, fu data alle stampe soltanto nel 1982 per la collaborazione di Paolo Ala tri. A detta di Berti, che, quindi, conosceva assai bene sia l'uomo che il suo pensiero, Musolino non fu né un garibaldino né tantomeno un mazziniano, né seguace di nessun'altro uomo, per grande che fosse, perché segui sempre e soltanto le sue idee (p. 24). Ed è appunto la sua originalità all'interno della democrazia risorgimentale che questo convegno ha cercato di mettere in 4uce attraverso i contributi di Paolo Alatri, Daniele Carpi, Raffaele Colapietra e altri. Ne viene fuori una figura insolita e complessa, piena di sfaccettature: un uomo d'azione lontano da ogni misticismo romantico, di formazione illuministica, la cui famiglia era stata segnata indelebilmente dai fatti del 1799, con una comprensione dei fenomeni economici dell'industrialismo moderno, una conoscenza delle leggi inesorabili di sviluppo del capitalismo che, tra i democratici meridionali, ebbe soltanto Pisacane (come afferma Paolo Alatri, p. 31). Il suo principale obiettivo polemico, per il diverso modo d'intendere la lotta rivoluzionaria, fu Giuseppe Mazzini e contro il ligure egli scrisse pagine di così dura e velenosa invettiva da poterle considerare, in un intelletto tanto lucido, un caso di miopia circoscritta e, in alcuni punti, gratuita e sconsiderata. Ma purtroppo non sì può astrarre gli uomini dalle loro passioni e i democratici del Risorgimento da quel coagulo di critiche, risentimenti e accuse che, spesso, ne indebolì le forze, esaurendole in dispute sterili e prolungate e in fratture mai più sanate. Musolino aveva, inoltre, in conformità alla sua origine meridionale, un temperamento veemente e impulsivo ed una, a volte, sorprendente capacità intuitiva. Meraviglia soprattutto la soluzione che propose, in anticipo di un secolo, del problema ebraico e che ce lo mostra, seguendo lo studio di Daniele Carpi, nell'ambito dei precursori del sionismo. È singolare, infatti, come, pur provenendo da una zona assai arretrata, abbia intravisto nella questione mediorientale un futuro e non trascurabile intreccio di problemi, sentendo la necessità e l'improrogabilità di applicarsi a risolverli. Il suo sguardo all'esterno, all'Europa o all'Asia, riguardo, ad esempio, al conflitto franco-prussiano, al prossimo ruolo della Chiesa o degli Stati Uniti o della Russia, fu addirittura più penetrante dell'analisi che fece della situazione italiana o, in particolare, meridionale, nella quale forse riversava tutto l'ardore del suo coinvolgimento. Sia nei suoi scritti che nella sua attività parlamentare, illustrata da Raffaele Colapietra, mantenne un vivo interesse anche per la questione sociale, a metà tra impegni concreti e utopistici progetti di rinnovamento universale. La sua parabola, che si concluse crispinamente con una sostanziale adesione alla monarchia e con l'affacciarsi nella sua prosa di involuti accenti nazionalistici, ci dà, per corollario, anche un compiuto affresco della cultura calabrese nell'Ottocento, esposto nella relazione di Luigi M. Lombardi Satriani.
FABIO STASSI
RICCARDO RINALDI, Roma 1849. Estate di gloria; Roma, Nuova Editrice Spada, 1988, in 8, pp. 141. L. 20.000.
La Repubblica Romana del 1849, per il suo collettivo e contagiante eroismo, è stata, tra i tanti episodi del Risorgimento, uno dei più esposti ad un'enfasi sentimentale e manieristica, da parte di storici di professione e non, di giornalisti o di letterati che ne hanno spesso circoscritto e ridotto il significato in una sorta di consueta retorica del martirio. Nel libretto di Riccardo Rinaldi il vizio è già nel titolo. Anche se nell'introduzione l'autore si ripromette di tessere una narrazione semplice di fatti e, soprattutto, di figure minori, intercalando il racconto con la voce di poeti quali Pascarella o Trilussa anziché con documenti d'archivio, per liberarlo da una cristallizzazione stereotipata e tutta esteriore propria della storiografia importante, quella del H grande uomo " (p. 7), i suoi propositi sono disattesi sin dalle prime pagine. Nulla di semplice, infatti, o di lineare. L'esposizione si risolve subito in una faticosa aneddotica, che rivela soltanto la conoscenza delle fonti, ma nessuna capacità di originale riproposizione basata sull'analisi degli individui e