Rassegna storica del Risorgimento

PASSERIN D'ENTR?VES ETTORE
anno <1990>   pagina <409>
immagine non disponibile

Libri e periodici
409
dei loro entusiasmi. Le tante storie della difesa di Roma sono accatastate le une sulle altre in una cronaca confusa priva di autentica partecipazione e interrotta sovente da digressioni fastidiose, e frettolose, e, a volte, del tutto gratuite. Ne sono breve rassegna gli insistiti riassuntini biografici e storici, un paragone tra l'ex-assessore Nicolini e Nerone (p. 17), l'invettiva finale contro Carlo Marx <p. 134) e l'ipotesi del tutto inverosimile, di un estremo ravvedimento, in punto di morte, di Carlo Pisacane della sua ostinata avver­sione alla guerra regia e all'iniziativa sabauda (p. 92-93). Evidentemente il Rinaldi non ha mai letto il suo testamento politico o, se lo ha Ietto, non lo ha compreso.
Laddove esistono così radicati e discriminanti pregiudizi ideologici, dunque, nessun umanesimo, nessun accostamento all'uomo e alla sua sfera emozionale e interiore sono possibili. Manca la necessaria penetrazione psicologica e la storia non viene, in alcuna pagina, traslata in sentimento morale, né si raggiunge mai quel tono confidenziale e ama­bile che s'era riproposto l'autore. Si ripete, quindi, per la Repubblica Romana, in un pano­rama di generale trascuratezza di studi, un costume invitto di superficiali e sterili comme­morazioni, smarrendone ancora una volta il senso, crocianamente contemporaneo, di attiva avanguardia nella storia della libertà, e di cerniera ideale tra il sogno repubblicano di Mazzini ed il pragmatismo cavouriano del decennio successivo.
FABIO STASSI
GAETANO PICHIERRI, Resistenza antiunitaria nel Tarantino-, Manduria, Lacaita Editore, 1988, in 8, pp. 175. L. 15.000.
Nell'alveo dell'attuale tendenza a valorizzare gli studi di storia locale per meglio focalizzare il complesso fenomeno del brigantaggio è apparso sotto l'egida del Comitato di Taranto del nostro Istituto questo lavoro di Gaetano Pichierri dedicato ad alcuni episodi verificatisi a Sava, presso Manduria, sul finire del 1860 ed al brigante Cosimo Mazzei Pizzicchio , emulo dei più noti Carmine Crocco e Pasquale Romano (il sergente Romano ).
Attraverso una minuziosa pur se forse un po' frammentaria collazione di dati, ricavati oltre che dalla non troppo ricca bibliografia esistente anche e soprattutto dagli archivi locali, emerge il ritratto di ima regione, meglio di una provincia, abbastanza eccentrica rispetto alle zone tradizionali del grande brigantaggio ma che ugualmente avverte in questo fenomeno il tentativo dei contadini del Sud di uscire dalle loro difficili, miserevoli condizioni di vita, sfruttando anche il momento di trapasso dei poteri, un po' come era avvenuto nel 1799 e, in minor misura, con la Restaurazione e le famose comitive di briganti, come gli Annichiarico. Che la rivolta di Sava sia scoppiata al grido di Viva Francesco Secondo e che il nostro Pizzichicchio fosse un soldato sbandato del 5 battaglione Cacciatori del disciolto esercito borbonico sono, sì, elementi di rilievo e di indubbio carattere politico, ma non sono certo sufficienti da soli a spiegare l'estendersi del brigantaggio in una zona, come il Tarantino, non molto adatta alla guerriglia se a questi fattori politici non si aggiungono le condizioni socio-economiche in cui versavano i contadini del Sud.
Di particolare rilievo, almeno per il lettore meno interessato alla storia locale, è il capitolo dedicato alle masserie ed all'indispensabile funzione che queste grosse fattorie isolate esercitavano in appoggio alle bande a cavallo, funzioni che porteranno, sul finire del 1862, ad un editto del prefetto della provincia di Terra d'Otranto che ne ordinava la chiusura facendo rientrare nei paesi tutto il bestiame ivi custodito. Di indubbio interesse è anche il modo con cui lo Stato si servì, per combattere la guerriglia, oltre che dei carabinieri, dei cavalleggeri e della fanteria, anche degli elementi locali, della Guardia Nazionale, che ben poteva supplire alle carenze di addestramento