Rassegna storica del Risorgimento
PASSERIN D'ENTR?VES ETTORE
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1990
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Libri e periodici
LEONE GASPAMNI, La Banda del Malese. La guerriglia nell'Italia post-unitaria; Casal-velino Scalo (Salerno), Galzerano editore, 1983, in 8, pp. 149. L. 6.000.
Oltre ad essere oggetto d'esame per gli studiosi, il movimento anarchico ed i suoi primi tentativi insurrezionali in Italia, condotti in maniera così rocambolesca e quasi tragicomica, hanno colpito anche l'immaginazione di scrittori e romanzieri, quali ad esempio Riccardo Bacchelli, che dedicò al moto di Bologna del 1874 ed alla Baronata di Bakunin a Locamo il suo Diavolo a Pontelungo. Queste arrischiate sommosse, l'approssimazione dei preparativi e le illusioni dei protagonisti sanno, infatti, di commedia e, nella loro sconcertante inverosimiglianza, si prestano più ad una partecipe e malcelata ironia che ad un distacco scientifico. Così pure il libro di Gasparini, che rievoca la spedizione di un gruppo di anarchici nel Matese, si muove a metà tra indagine e racconto. Vi sono personaggi che hanno un fascino non trascurabile persino nei nomi: Carlo Cafiero, Errico Mala testa, il russo Stepniak; vi è la vicenda, sconclusionata e quasi iperbolica: una faticosa marcia tra i monti della Campania ad accendere il fuoco della rivoluzione e a ridistribuire la terra ai contadini; vi è il luogo di svolgimento: i paesi del Meridione, come San Lupo, Leti no e Gallo, chiusi nella loro arretratezza e nel loro analfabetismo; vi è il candore delle idee, il principio della propaganda dei fatti e dell'antiautoritarismo, l'abnegazione e lo spirito di sacrificio dei partecipanti all'impresa; e, per ultimo, vi sono parroci che salutano i nuovi venuti come emissari del vangelo e apostoli della giustizia sociale, dando un colorito alone messianico al tutto. Né manca uno scontro a fuoco con le forze dell'ordine, un delatore e l'arresto in una masseria, sotto la pioggia.
La narrazione dell'episodio era stata comunque preceduta da una breve disamina teorica sulle origini del movimento anarchico e sui rapporti intercorsi tra Bakunin, Marx, Mazzini e l'Internazionale. Gasparini mette in luce soprattutto come il principale apporto degli anarchici alla storia italiana e internazionale sia stato l'aver tenuto sempre aperto e non archiviabile il dibattito sulla questione contadina nel Risorgimento e, ancor di più, il non aver mai deposto o accantonato l'attualissima polemica sul modo d'intendere e di conciliare socialismo e libertà. Gli ultimi capitoli del volume sono dedicati, invece, a rapidi compendi biografici sulle figure maggiori dì questa storia ed è curioso notare come la successiva vita di questi uomini sia stata spesso segnata da un destino di tragica emarginazione o d'avventura al quale soltanto pochi riuscirono a sottrarsi. Ad esempio, nello stesso manicomio di Nocera Inferiore morirono ben tre generazioni di anarchici: Giuseppe Fanelli nel 1877, Carlo Cafiero nel 1892 ed Enrico Covelli nel 1915, pagando forse col prezzo più alto lo stacco incolmabile tra le loro idee e la realtà.
Purtroppo continui errori grafici, refusi, imprecisioni nelle citazioni, accenti e nomi sbagliati compromettono pesantemente sia la possibile riuscita scientifica del volume che la scorrevolezza della lettura. Questo è il limite piuttosto frequente e ingiustificabile delle piccole case editrici, che proprio per il loro carattere minore, popolare e divulgativo (quale vuole avere la Galzerano) antepongono criteri approssimativi di pubblicazione ad un corretto apparato critico, dando un esempio tanto più sbagliato quanto più si propongono una diffusione estesa a tutti, sottraendosi alTindemandabile dovere intellettuale di contrapporre, sia nella forma che nei contenuti, la chiarezza all'incomprensibilità, l'esattezza alfapprossimazione, l'appropriato all'impreciso, il determinato all'indistinto, attraverso uno sforzo costante e vigile della nostra ragione e ad una tensione alla trasparenza in un mondo di parole scritte e orali troppe volte ambigue e oscure.
FABIO STASSI