Rassegna storica del Risorgimento
REPUBBLICA ROMANA 1798-1799
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1990
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436 Mario Battaglini
le mani libere) usò il sistema del bastone e desila carota: lasciò capire che, forse, avrebbe potuto abbandonare Bologna, Ferrara, Ravenna: poi si rimangiò le mezze promesse e tornò alle mterminabili discussioni di Rastadt.
Ma veniamo a Berthier. Le sue istruzioni erano di marciare su Roma in gran segreto, su quattro direttrici: la prima per Ancona, la seconda per Ferrara e Porto Legnano; la terza doveva occupare la linea Porto Legnano-Peschiera; infine, la quarta, si sarebbe fermata nella Valle del Sabia. Inoltre a Rimini avrebbero dovuto essere inviate le due legioni polacche e tremila soldati italiani.4)
La marcia verso Roma doveva avvenire à grandes journées (servendosi delle truppe acquartierate a Rimini) anche per spaventare il re di Napoli. Infatti la preoccupazione più. forte del Direttorio era data proprio dall'atteggiamento di Ferdinando IV e perciò Berthier avrebbe dovuto ingannarlo, lasciandogli credere che tutto si sarebbe potuto accomodare. Ma, dicevano le istruzioni, tout en tenant ces propos, vous cheminerez à marches forcées W.5* E ciò con lo scopo evidente di porre Ferdinando dinanzi al fatto compiuto. D'altra parte su Berthier premevano anche (sia pure per motivi opposti) da un lato i patrioti romani Gaetano Maggiotti e Benedetto Greco che invocavano la fine del governo pontificio,6) e dall'altro, il marchese del Gallo che, con la scusa di offrire i suoi servìgi, cercava di saperne di più per trarne il suo tornaconto
Finalmente, il 20 gennaio 1798 la marcia di avvicinamento a Roma ha inizio da Ancona. Ma solo -il 29 gennaio Berthier pubblica il suo primo proclama diretto ai romani, nel quale dichiara (con un motivo che ripeterà più volte) che egli va a Roma solo per punire gli assassini di Duphot e che le peuple romani, étranger à de pareilles atrocités... trouvera dans l'arme francaise protection et amitié.7) La stessa cosa ripete ai soldati:
4) A. DUFOURCQ, op. cit., p. 86.
5) A. DUFOURCQ, op. cit., p. 87. Dal canto suo Berthier, il 5 febbraio, a marcia già iniziata, scrive al principe Belmonte Pignatelli, ambasciatore di Napoli presso la Santa Sede: C'est avec la plus vive satisfaction que je m'empresse de renouveler ce que le Directoire Exécutif... vient d'assuver à la Cour de Naples, par le Citoyen Trouvé, que la République Francaise n'est conduite par aucune vue d'ambition, que la marche de l'armée... n'a aucune vue d'aggrandissement ni pour elle ni pour la République Cisalpine, qu'au contraire, le Directoire... n'a rien de plus à coeur que de maintenir la paix... qui règne entre la Cour de Naples et la République francaise. (La lettera sì trova negli Archives historiques, Ministère de la Guerre, Depot de la guerre).
Successivamente, in un rapporto s, d. che si trova negli stessi Archivi, Berthier narra della visita che Belmonte gli fece il 7 febbraio per manifestargli i suoi timori per l'avanzata delle truppe francesi, e delle assicurazioni che egli aveva ripetuto.
Nello stesso rapporto, poi, Berthier assicura il Direttorio di non aver voluto avere contatti con i rappresentanti dello Stato pontificio ed aggiunge che respingendo, con una scusa, la visita della Deputazione, aveva approfittato della occasione pour menacer le pape méme et Ics cardinaux .
6) A. DUFOURCQ, op. dt.t p. 91.
7) A. DUFOURCQ, op. cit., p. 92.