Rassegna storica del Risorgimento

REPUBBLICA ROMANA 1798-1799
anno <1990>   pagina <444>
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444 Mario Battagliti
La prima domanda riguarda le sottoscrizioni di molte migliaia di cittadini. Infatti il Vaìentinelli dice dell'Atto che vollesi bugiardamente far credere in nome del Popolo Romano . E lo stesso Berthier conferma, quanto meno, l'apatia dei Romani, in questa occasione. Nel rapporto già ricordato, infatti, egli scrive che la truppa recatasi a Castel S. Angelo incontrò une foule immense de peuple qui n'a pas fait un cri et n'a manifeste un signe d'approbation ni d'improbation... C'est avec peine qu'il ne s'est presente à moi qu'une seule patriote qui m'a -propose de mettre en liberté 2000 galeriens .
Ed ecco giustificato il desiderio del generale francese di avere la .prova inconfutabile della volontà popolare attestata dalle firme dei citta­dini e, quindi, la necessità della presenza dei Notai. Ed è per questo, che Berthier aggiunge nel suo rapporto, che se la richiesta di libertà non si fosse manifestata avec plus de chaleur, je ne prevois pas que vous puìssiez rien pour l'organisation de la Republique Romaine. E per questo che egli aggiunge: Je me suis occupé d'organiser un mouvement populaire dans le bùt de me faire demander la liberté.
Tuttavia, non si deve credere che 'le firme non esistessero e che tutto si riducesse ad un falso clamoroso. Lo stesso Vaìentinelli, infatti, scrive, parlando sempre dell'Atto: si suppone che il popolo romano vi accon­senta, quando essendo la sola città composta da 190.000 persone, 500 nem­meno vi intervennero . Per Vaìentinelli, cioè, era solo un problema di rappresentatività, che, secondo lui, era, nella specie, inesistente.
Chi pone il problema nella sua vera essenza e dà, nel contempo, una spiegazione abbastanza convincente circa il numero delle firme, è Berthier che, nel suo rapporto, scrive: Je joint ici la copie de la Declaration du peuple romain signé par tous ceux qui savent écrire à Rome . Se questa affermazione porta a ridimensionare il numero dei firmatari, indiretta­mente, però, conferma la esistenza delle firme ed il fatto che esse fossero (mancando nell'originale dell'Atto) raccolte in fogli separati.
È ancora di Vaìentinelli, poi, che avvalora questa ipotesi, indicando i nomi di coloro che, nei giorni precedenti il 15 febbraio andavano in giro a raccogliere firme. Riganti, il quale asseriva che il Papa... aveva esso chiamato i Francesi per ceder loro il Governo; il perfido ed effeminato Curiale Bassi che tutte impiegò le arti della seduzione... tutte lusingò le passioni per moltiplicare i proseliti; Corona, il quale per carpire sottoscrizioni diceva che i Francesi avrebbero dato il sacco alle case... ad eccezione di coloro che avevano firmato Altre firme, invece, si racco­glievano a casa del Duca Bonelli e de' suoi compagni dove corre­vano in folla a sottoscrivere i pretendenti al titolo di filosofi, per cui circa duemila firme in pochi giorni con le maggiori cabale furono unite-?3)
Il racconto di un testimone (in questo caso, assolutamente imparziale).
28) A questo punto, è necessario porsi una domanda, anche se destinata a rimanere senza risposta: si deve vedere in queste parole del Vaìentinelli, un'eco di quelle della intestazione originarla dell'Atto che, appunto, era detto del Popolo Romano?
29) F. VALENTINBLU, Memorie storiche sulle principali cagioni e circostanze della Rivoluzione di Roma e di Napoli, s. i., 1800, pp. 199, 202 sgg.