Rassegna storica del Risorgimento
CIRCOLI POPOLARI UMBRIA 1848
anno
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1990
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pagina
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545
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Libri e periodici
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una bibliografia cosi ampia come l'importanza dell'argomento meriterebbe. Del non molto che si è scritto sulle relazioni italo-spagnole dell'età del Risorgimento, il grosso riguarda i decenni anteriori all'unità. Dobbiamo dunque accogliere con molto interesse la comparsa di un'opera come questa di Fernando Jimenez Nufiez, che tratta del periodo 1859-68 ed ha il merito innegabile di essere fondata su ricerche ampie e fruttuose negli archivi spagnoli, nell'Archivio Segreto Vaticano e nell'Archivio Storico del Ministero Affari Esteri italiano.
L'opera ha una sorta di prologo, costituito da alcune pagine sulla spedizione inviata dal governo spagnolo del generale Ramon Maria Narvaez contro la Repubblica Romana nel 1849. A parte questo, analizza l'atteggiamento dei governi spagnoli rispetto alla questione italiana dallo scoppio della II Guerra d'Indipendenza italiana alla rivoluzione di settembre spagnola, che nel 1868 detronizzò la regina Isabella II. L'analisi in questione è condotta prevalentemente nell'alveo della storia delle relazioni internazionali e sulla base di una documentazione parte di carattere diplomatico e parte derivante dai dibattiti parlamentari in materia di politica estera. Tuttavia essa rivela un fatto molto interessante e cioè la misura imponente in cui il problema delle relazioni con l'Italia influenzò la politica interna stessa della Spagna, e talvolta fece o disfece la fortuna di ministeri e di capi politico-militari. La spedizione del 1849 contro la Repubblica Romana fu poca e povera cosa sul piano militare e sul piano dei rapporti internazionali, la Spagna fece una magra figura. Ma sul piano della politica interna fu una carta giuocata da Narvaez con abilità realistica: gli servì per rafforzarsi rispetto al pericolo sempre incombente del carlismo e per consolidare la politica dei Moderados da lui capeggiati, cioè il ralliement attorno al trono di Isabella II di tutte le forze conservatrici, a cominciare dai cattolici disposti ad accettare un regime costituzionale e ad allontanarsi dall'ultra-reazionarismo carlista. La spedizione del 1849 fu quindi un pegno di riconciliazione con la Santa Sede, malgrado le confische di beni ecclesiastici operate da Mendizabal un quindicennio prima, che aprì la strada all'accordo definitivo, sancito dal Concordato del 1851. Insomma, dal suo punto di vista, Narvaez fece un ottimo affare.
Molto meno lineare e facile si presentava il problema dei rapporti col Risorgimento italiano per il generale Leopoldo O'Donnell che era al governo nel 1859 alla testa della Union Liberal, cioè di un partito un po' meno conservatore di quello dei Moderados di Narvaez, anche se assai più a destra dei Progresistas, capeggiati da Sagasta. Appunto perché governo di Union Liberal, il ministero O'Donnell non poteva fare il viso dell'arme ai liberali di Cavour e alla monarchia di Vittorio Emanuele II, cui andavano i caldi entusiami dei Progresìstas. Al limite, non poteva ignorare del tutto neanche gli inni a Garibaldi del Partido Demócrata di Emilio Castelar, malgrado che fosse fuori dell'ambito costituzionale del regime per il suo repubblicanesimo. Però non poteva esporsi agli attacchi dei Moderados e a quelli dei cattolici integralisti e del clero per i begli occhi dei liberali italiani. Soprattutto, aveva a che fare con un personaggio così inquietante come .Isabella II, questo strambo miscuglio di fanatismo cattolico e di scandalosi amorazzi, con la sua testa balzana e la sua voglia di intromettersi nelle questioni di governo. Tutto poteva permettersi fuorché uno scontro frontale con lei sulla questione scottante della sorte dei parenti napoletani dei Borbone di Spagna e quella ancora più scottante del potere temporale dei papi. Dall'opera di F. Jimenez Nufiez si capisco che O'Donnell se la cavò non senza abilità: evitò di farai incastrare in avventure legittimiste con una politica di neutralità, rispetto alle guerre del 1859-60 in Italia, e deviò l'attenzione dell'opinione pubblica con la campagna In Marocco del 1859-60, che portò alla conquista di Tetuàn. Era un modo elegante per distogliere gli sguardi degli spagnoli dai gravi prolemi interni del loro paese e abbagliarli col lustro di un'abbastanza facile