Rassegna storica del Risorgimento

BALLA GIACOMO; MERLONI GIOVANNI; SOCIALISMO ROMA 1900-1910
anno <1991>   pagina <46>
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46 Giuseppe Barbatace
cartiere del Liri-Garigliano con Vittorio Lollini19) che si spinge sino ai mezzadri della Valle Esina, in provincia di Ancona; dalle leghe della Sabina, dell'Orvietano e di Perugia (cfr. il II congresso dei contadini del Lazio e della Sabina, tenutosi a Roma nei giorni 20-21 ottobre 1907, promosso dalla CdL e dalla Federazione cooperative di produzione e consumo) ai braccianti di Ostia e Fiumicino (qui i cooperatori di Ravenna hanno sfidato la desolazione dell'Agro dando il via alla bonifica).
Ampio il raggio d'intervento dell'USR e, in questo lavoro collettivo, ogni socio così Merloni esprime le proprie competenze.
Tuttavia, l'organizzazione sociale del territorio comunale deve fare i conti con la solitudine immensa dell'Agro. C'è chi, a livello d'inter­pretazione storiografica, vede il consolidamento del blocco interclassista urbano come piano ostile verso i ceti rurali il cui ingresso, in città, suscita una serie di pericoli: concorrenza sul posto di lavoro, caro-fitti, disagi igienico-sanitari derivanti dalla aumentata dimensione demografica, costi per opere e attrezzature pubbliche.20) Certamente sussiste la neces­sità di rendere meno caotica d'immigrazione interna. Ma è immotivato dipingere come un non senso la proposta di estese operazioni di risa­namento edilizio oppure caldeggiare nuove costruzioni al posto dei tuguri esistenti {eppure, si parla di tuguri!). La solitudine immensa dell'Agro secondo l'espressione usata da Adriano Valenti ed Attilio Susi dalle pagine della rivista / problemi del lavoro, gennaio e maggio 1903 fornisce il senso reale dei gravosi compiti dell'USR e della CdL.
L'Agro si estende per duecentomila ettari di terreno e per trecento­mila ettari le Paludi Pontine. È arduo risolvere, almeno in parte, la stessa alfabetizzazione dei guitti . Ecco ben più scandalose zone d'ombra (per riandare alle lampade ad arco di Cardarelli). La civiltà che sale (cosi la dizione di Adriano Valenti) s'arresta dinnanzi alla popolazione fissa e mobile dell'Agro. Le immagini del futurismo colgono, significativa­mente, la potenza industriale del XX secolo. Esiste, però, un'altra Italia: le molte Italie su cui si soffermava la lontana inchiesta agraria Jacini.
Il latifondo incolto dell'Agro, senza provvedere alla distribuzione delle acque per irrigazione, senza esecuzione di difese idrauliche, senza abita­zioni in muratura per i guitti , rispecchia la colpevole inerzia dei grandi proprietari. Scorrendo l'elenco delle tenute, nel periodo compreso tra la relazione Canevari del 1874 e la rilevazione catastale del 1913, si riceve una radiografia perfetta delle grandi famiglie.21) Sì, è vero, ven-
,9> Cfr. G. BARBA LACE, Fabbrica e partito socialista nell'Ottocento. Il caso delle Marche (1890-1900), Urbino, Argalia, 1976, e ID., Le Marche, nel 1904, tra realtà economica, classi subalterne e sciopero generale, in Archivio Trimestrale, aprile-giugno 1980, n. 2, pp. 387-413.
20) cfr. P. SOMMA, Le inchieste municipali sulle abitazioni nel primo decennio del '900, in Storia urbana, ottobre-dicembre 1982, n. 21, pp. 177-207.
21) cfr. Cenni sulle condizioni altimetriche ed idrauliche dell'Agro Romano. Relazione Canevari, in Annali dei Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio,