Rassegna storica del Risorgimento

BALLA GIACOMO; MERLONI GIOVANNI; SOCIALISMO ROMA 1900-1910
anno <1991>   pagina <51>
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Momenti del socialismo a Roma
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aspirazioni delle forze medie in una città dove non esiste ima concen­trazione operaia di tipo Manchersteriano trovano, nel blocco , effettivi spazi di rappresentanza finché dura la capacità d'iniziativa e la tensione riformatrice dei partiti popolari. Il rapporto di fiducia resiste fino a quando il sorgente movimento nazionalista non cattura (si vedano i risul­tati delle elezioni politiche del 1913 a Roma: vincono Luigi Federzoni e Giuseppe Medici del Vascello, un binomio cementato dalle teorie di Pasquale Turiello, dalla rendita fondiaria Medici del Vascello è pro­prietario delle aree comprese tra Villa Sciarra, via Dandolo e viale del Re a Trastevere e dalla corruzione elettorale fatta di biglietti da cinque lire tagliati come denunciano, alla Camera, nella tornata del 12 dicem­bre 1913, i deputati socialisti Turati, Altobelli e Merloni) l'emotivo consenso di fasce non esclusivamente impiegatizie. Nel 1913, ormai, siamo in un ben differente quadro di riferimento interno ed internazionale.
Il blocco romano rafforza, di riflesso, le sue posizioni con le elezioni politiche del 1909. Infatti, nei collegi della capitale vengono con­fermati esponenti più o meno vicini alla giunta Nathan. Però, nel novembre 1909, Giolitti si dimette in seguito alla bocciatura dei suoi progetti di legge relativi alla tassazione progressiva delle successioni e dei redditi annui superiori a 5.000 lire. Eppure, lo stesso Giolitti, in un lontano discorso, a Dronero, 29 ottobre 1889, confessava che con l'im­posta progressiva non si va e né si sta al potere: anzi, se ne discende. E, collegando queste dichiarazioni con le dimissioni del 1909, Turati avrà modo di affermare: I maligni mormorarono che lo statista piemontese avesse presentato quel progetto appunto per andarsene (quindi, salvo imprevisti, esser plebiscitariamente richiamato alia Presidenza del Consiglio). Le riforme tributarie vengono ribadite durante la campagna elettorale del 7 e 14 marzo 1909. Tali intendimenti seguono l'abbandono del corso politico di centro-destra (anni 1903-1904 e, soprattutto, 1906) e la ripresa di un deciso orientamento giolittiano di apertura verso radicali ed estrema sinistra. Viceversa, i seguaci di Tommaso Tittoni mirano ad una totale alternativa, in senso conservatore, del sistema giolittiano.26) Ciò che indebolisce resperimento dei partiti popolari sono le ripercussioni dell'avventura libica. C'è uno spirito pubblico sensibilis­simo alla retorica nazionalista. I cattolici sono pronti a fornire prove di fedeltà lealistica e patriottica. In seno al PSI, la vittoria della tendenza intransigente rivoluzionaria, al congresso nazionale di Reggio Emilia, luglio 1912, riduce i margini di manovra dell'ala riformista.
Di concrete riforme, a Roma, si continua a discutere tra l'ottobre
3) Cfr, H. UIARICH, Le elezioni del 1915 a Roma. I liberali fra Massoneria e Vaticano, Roma, Società Editrice Dante Alighieri, 1972; la, La elasse politica nella crisi di partecipazione dell'Italia glolittiana. Liberali e radicali alla Camera dei Deputati 1909-1913, Roma, Camera dei Deputati, 1979, e L. MARTONE, Le elezioni e i brogli. Sui ricorsi al Consiglio di Stato in età glolittiana, in Meridiana, settembre 1988, n. 3, pp. 73-90.