Rassegna storica del Risorgimento
LEGA DOGANALE ; MORICHINI CARLO LUIGI
anno
<
1914
>
pagina
<
614
>
614
Ifornmifa Gentili
finalmente anche a lui il titolo di principe riformatore, e dispose che si affrettassero i negoziati per la Lega doganale.
Tuttavia senza la paziente tenacia del Corboli e del Martini le cose avrebbero tirato in lungo. Come essi duseisera a supe-rare gli ostacoli, ci appare da questo rapporto .al cardinal Ferretti:
KOB appena mi pervennero le venerate istruzióni dell'Eminenza Y,ra, mi feci un dovere di volgere tutte le mie pratiche ad ottenere una dichiarazione del principio fondamentale della lega doganale, che fosse scevra. ogni discussione sopra i principii direttivi dell'esecuzione pratica.
Ottener questo dal Conte di Revel, Ministro delle Finanze era impossibile. Fon mi rimaneva dunque altro espediente, fuorché lasciando lui da parte, cercare d' isolarlo dagli altri in modo che la sua opposizione non nuocesse j e con gli altri far valere l'argomento della parola del Re già corsa, del desiderio da 8. M. dimostrato di far presto conoscere ai popoli la sua adesione alla lega Pontificia e Toscana, e della impossibilità di soddisfare questo legittimo e nobile desiderio, se dovesse precedere la soluzione di spinose e oscure questioni di finanza.
Tale fu infatti il discorso che il Oav. Martini ed io tenemmo al Conte di Sammarzano e al Conte di Castagnette venerdì mattina [29]. Cominciammo dal dire francamente che le nostre istruzioni confermavano pienamente le obbiezioni da noi fatte fin dapprincipio alle condizioni proposte dal Conte di Revel, e ci vietavano assolutamente di accettare per base della ripartizione degli utili la proporzione dei proventi attuali di ciascuno stato. Confessavamo per parte nostra che forse il Piemonte potrebbe avere qualche buona ragione di non accettare cosi subito il principio che noi avevamo istruzione di sostenere, cioè quello del riparto per popolazioni. Ma soggiungemmo che fra questi due principii bisognava istituire, per giudicare qual fosse più giusto e praticabile* un esatto confronto, pel quale non eravamo punto preparati né noi nò il Conte di Revel.
Sabato tornammo a trovare Sammarzano il quale ci domandò se Revel oltre quelle tre già note, non ci avesse ancora indicata come una condizione sim qua non, V accessione di Modena. Noi rispondemmo che nò esso i'a.yeva mai posta come condizione necessaria, né noi l'avremmo mai accettata: che speravamo non do-