Rassegna storica del Risorgimento

BALLA GIACOMO; MERLONI GIOVANNI; SOCIALISMO ROMA 1900-1910
anno <1991>   pagina <54>
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Giuseppe Barbalace
(ad esempio, l'anticlericalismo) per far penetrare la cultura delle riforme , legando i benefici immediati con quelli di più lunga scadenza (dalle case provvisorie di Tullio Rossi Doria alla creazione di un demanio comunale di aree edificabili). Fuori dall'assistenzialismo filantropico per giungere al municipio imprenditore pubblico, evitando eccessi di diri­gismo statale ed entrando in concorrenza con l'imprenditoria privata. Il marginalismo , come strategia di aggregazione sociale progressista, per innalzare la soglia di libertà e di partecipazione alla vita amministra­tiva della metropoli.
Tuttavia, i ritardi di approfondimento, di riflessione, all'interno della CdL e della Lega del Lavoro (sindacalisti rivoluzionari ed anarchici), in merito alle nuove tecniche di produzione, si sommano, negativamente, con la tradizionale classificazione delle figure sociali dell'edilizia e rispecchiano una inadeguatezza teorica di fondo. E, per fortuna, il 1910 viene storiograficamente considerato l' anno dei sindacalisti' rivo­luzionari! La destrezza manuale, la sopravvivenza di pratiche lavorative legate alla consuetudine, devono fare i conti piaccia o no con l' abilità della macchina . Sopravvive una cultura antindustrialista che, come palla al piede, rallenta lo smantellamento di un vocabolario corpo­rativo, di una retorica di vita che, con enfasi, assume la denomina­zione: i muscoli della storia . Il fornaciaio romano del 1910 pensa in termini di mestiere: quindi, agente principale , erogatore di forza fisica, non sottomesso ad alcuna legge economica a lui esterna. In proposito, c'è da chiedersi quali frammenti giungano, nella Valle Aurelia, dell' eco­nomia marginalista di Giovanni Montemartini non soltanto applicata alle municipalizzazioni, ma come strategia complessiva di compatibilità e concorrenza di mercato.
L'Ufficio governativo del lavoro diffonde, nel 1910, i risultati di una inchiesta nazionale sul settore dei laterizi. Le pagine introduttive non offrono un quadro esaltante: La lavorazione a macchina abbisogna di un solo operaio qualificato (il capo-macchina) che è, spesso, un cotti­mista [...]. Dai pochi tipi di macchine riscontrati, possiamo dare questa classificazione generale: macchine modellatrici, macchine laminatrici, mac­chine a filiera. Queste ultime costituiscono la serie più importante e si distinguono in macchine ad elica e macchine a cilindro. Tuttavia, data la limitata adozione delle macchine e le scarse notizie raccolte sugli operai addetti, resta ancora caratteristica dell'industria laterizia la lavo­razione manuale. A Roma sono due le principali dislocazioni delle fornaci. Le colline denominate Monti di Creta e situate nella Valle Aurelia che, dall'alto della via Cornelia-Boccea (all'incrocio con la chiesetta della Madonna del Riposo e l'inizio della via Aurelia Nuova), scendono verso il Trionfale (via Emo e via Candia) e la Balduina. Invece, il declivo che, partendo da Villa Carpegna, suITAurelia Antica, conduce a Porta Cavalleggeri e ai Monti Vaticani (dopo aver incontrato il Monte del Gallo), è conosciuto come Valle del Gelsomino. In merito alle mansioni, si ricavano le seguenti indicazioni: 1) cavamonti, con un piccone scavano e fanno cadere la creta dalle colline d'argilla; 2) pestacreta; 3) pilaroli, versano la creta in una