Rassegna storica del Risorgimento

BALLA GIACOMO; MERLONI GIOVANNI; SOCIALISMO ROMA 1900-1910
anno <1991>   pagina <57>
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Momenti del socialismo a Roma
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cara a Gabriel de Tarde, a Scipio Sighele, a Gustave Le Bon. È la folla proletaria guidata da un nuovo e moderno prestigiatore: il meneur des fotdes. Per costoro, niente più rappresentanze parlamentari, niente più partiti, niente allargamento del suffragio, ma creazione di miti sodati per una folla privata di ogni autonomia decisionale. Si ritorna ad uno stadio .primitivo: l'eroe e la folla. La folla senza delimitazioni di ceti sociali, entità informe, indistinta, ove tutte le divisioni del lavoro, le differenziazioni di classe, si annullano.31)
La moralizzazione della vita pubblica, lasciata alla briglia sciolta dell'emotività, può assumere toni quasi isterici di purificazione religiosa . L'opposizione contro le camorre giolittiane tende a divenire tutt'uno con taluni indiscriminati attacchi (ecco il ruolo della folla antiparla­mentare dei nazionalisti e dei fascisti) all'istituto parlamentare mentre il Senato conferma l'abituale propensione di chiusura verso pur modeste riforme sociali.
Molti anni dopo, nel secondo dopoguerra, Salvemini stendendo la prefazione al volume L'età giolittìana di A. William Salomone farà un'ampia autocritica anche se, il termine politicanti , contiene sempre l'antica intonazione moralistica:
la conoscenza degli uomini che vennero dopo Giolitti, in Italia, e la espe­rienza dei paesi in cui sono vissuto in questi ultimi vent'anni, mi hanno persuaso che Giolitti non fu migliore, ma neanche peggiore di molti politicanti non italiani e fu certo migliore dei politicanti italiam* che gli succedettero o, piuttosto, che questi furono assai peggiori. Mentre noi riformatori assalivamo Giolitti, dalla sinistra, accusandolo di essere ed era un corruttore della democrazia in cammino, altri lo assalivano, dalla destra, perché era anche troppo democratico per i loro gusti. Le nostre critiche non favorirono una evoluzione della vita italiana verso forme meno imperfette di democrazia, ma favorirono la vittoria dei gruppi mili­taristi, nazionalisti e reazionari che trovavano la democrazia di Giolitti anche troppo perfetta. A chi va in cerca del meglio può capitare non di raggiungere il meglio, ma di precipitare nel peggio. [...]. Se mi trovassi nuovamente in Italia fra il 1900 e il 1914, con quel tanto di esperienza che ho potuto mettere insieme nei quarant'anni successivi, non tacerei nessuna delle mie critiche al sistema giolittiano , ma guarderei con maggiore sospetto a coloro che si compiacevano di quelle critiche non perché essi volessero condurre l'Italia dove noi avremmo voluto che arrivasse, ma, precisamente, nella direzione opposta .J2>
31) Cfr. M. GARBARI, // pensiero politico di Scipio Sighele, in Rassegna storica del Risorgimento, 1974, pp. 391-426, 523-561; G. LE BON, Psicologie delle folle, Milano, Mursia, 1980; M. RBVELLI - A. TARPINO, Folla e rivolta: tra storia e scienze sociali, in Rivista di storia contemporanea, ottobre 1983, n. 4, pp. 490-543; A. MASOERO, Dal popolo alla folla i N. K. Michajlovskij tra populismo e psicologia sociale, in Studi storici, aprile-giugno 1986, n. 2, pp. 421-452; R. BODEI, Dal Parlamento alla piazza. Rappresentanza emotiva e miti politici nei teorici della psicologia delle folle, in Rivista di storia contemporanea, luglio 1986, n. 3, pp. 313-321.
32) Cfr. G. SALVEMINI, Introduzione ad A. WILLIAM SALOMONE, L'età giolittìana, Firenze. La Nuova Italia, 1988, pp. XXVIII-XXIX.