Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1991>   pagina <68>
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LIBRI E PERIODICI
MARZIANO BRIGNOLI, Massimo d'Azeglio. Una biografia politica', Milano, Mursia, 1988, in 16, pp. 365. S.p.
La fortuna storiografica di Azeglio si manifesta fin dagli anni che seguono alla sua scomparsa, con la raccolta di importanti sezioni del suo ricchissimo epistolario. Vedono allora la luce, tra gli altri, i carteggi con Eugène Rendu, Giuseppe Torelli, l'ammiraglio Persane, Diomede Pantaleoni, oltre alle lettere famigliari , e le prime biografie, tra cui il saggio di Nicomede Bianchi su d'Azeglio nel 1848-59. Gli anni della prima guerra mondiale nei quali cade il cinquantenario della morte sono occasione di una rinnovata riflessione storiografica, da cui scaturisce, tra l'altro, l'opera di Raffaele Ciasca sull'origine del Programma per l'opinione nazionale. Allo studio di Azeglio si dedica poi con particolare vigore Marcus De Rubris {Marco Rossi), che ne raccoglie gli scrìtti e i discorsi politici. Alla biografia del Vaccalluzzo (1925) ne seguono altre, fra gli anni trenta e sessanta, insieme con studi più specifici, come quelli di A. M* Ghisalberti sul moderato realizzatore e di Romolo Quazza su D'Azeglio e Pio IX nel 1847, come le indagini su d'Azeglio e la Romagna, sui rapporti con E. Rendu, sul governatorato di Milano del 1860. Nel centenario della morte lo stesso Ghisalberti cura l'edizione delle opere letterarie azegliane, mentre ora l'interesse storiografico per questo dilettante di politica viene ravvivato dagli studi di Virlogeux, culminati nella pubblicazione dell'epistolario, e dalla bella biografia di Marziano Brignoli.
Detto del rammarico per la mancanza di un apparato critico in senso proprio, che avrebbe consentito di apprezzare con maggiore immediatezza il dialogo stabilito dall'autore con la storiografìa azegliana e il suo proficuo lavoro di scavo documentario , va subito osservato come fa Arturo Colombo nella prefazione che questa biografia ci restituisce un'immagine quanto mai viva del personaggio Azeglio: non solo dell'uomo politico, ma anche (e soprattutto) dell'uomo tout court, con i suoi slanci e le sue insofferenze, il coraggio e la generosità, ma anche con i suoi tratti impolitici , le sue discontinuità, l'incapacità di cogliere appieno la portata e le implicazioni delle profonde trasformazioni che si verificano fra la fine della prima guerra d'indipendenza e l'unificazione.
L'abituale coinvolgimento dei biografi nelle vicende e nelle prospettive di azione e di pensiero dei propri personaggi {un coinvolgimento che può divenire complicità o addirittura soggezione) vale anche nel caso di Azeglio, uomo di idee prima che di partito, teso al dialogo politico e civile non meno che all'azione e, a un tempo, uomo delle istituzioni, con un forte senso della cosa pubblica, della necessità del temperamento dei poteri e della gradualità delle trasformazioni politiche. Ciò ha certamente favorito più di quanto non sia avvenuto per Cavour, l' empio rivale a cui l'Azeglio non negò mai la propria collaborazione una certa idealizzazione storiografica di colui che è stato definito cavaliere senza macchia e senza paura o cavaliere della prima passione nazionale , e ancora autore e padre della questione italiana . In queste espressioni c'è l'eco del consenso diffusosi negli anni trenta e quaranta dell'SOO intorno all'autore del Fteramosca e soprattutto del Niccolò de' Lapi, divenuto poi larghissimo in quel biennio magico della vita di Azeglio ohe va