Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1991>   pagina <69>
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Libri e periodici
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dalla pubblicazione degli Ultimi casi di Romagna alla difesa dì Vicenza. Ma accanto alle scelte compiute e alle battaglie combattute in quegli anni così intensi e dram­matici, a spiegare la non effimera popolarità dell'Azeglio (frutto anche del suo stile di vita e della sua schiettezza di carattere) valgono altri due aspetti della sua azione pubblica: il ruolo di ambasciatore e propagatore itinerante nelle città italiane, ma anche in Francia e in Inghilterra di un rinnovamento politico capace di coniugare la necessità della lotta per l'indipendenza con il rifiuto di ogni soluzione rivoluzionaria, e l'importante compito che si assume fra il 1849 e il 1852, nella difesa dell'unico regime costituzionale rimasto tra quelli nati dalla fiammata del 1848. La biografia di Brignoli ha il merito di non porsi sulla via di passate enfatiz­zazioni. L'autore, pur non celando la sua adesione alle scelte, e più ancora alla coerenza ideale e morale del personaggio, ne scopre grazie a un uso sapiente dell'aneddoto, del dettaglio biografico e autobiografico le sfaccettature del carattere e ne rivela i chiaroscuri, attraverso lo scambio continuo, suggerito dal prevalere delle fonti epistolari e della memorialistica, fra la dimensione pubblica e quella privata. Ne scaturisce un'efficace rappresentazione del moderatismo politico piemontese (una definizione, quella di moderato, che l'Azeglio non condivide, ritenendosi piuttosto un uomo del movimento avanzato ), tutto teso a risolvere il problema della forza (in termini militari e diplomatici), a contrastare le divisioni e lo spirito di parte, a non perdere il contatto con il popolo per guidarne e temperarne le aspirazioni e le rivendicazioni politiche.
Ai tanti esempi che Brignoli fornisce, voglio solo aggiungerne uno, circoscritto ma esemplare della vocazione moderata dell'Azeglio. Quando la ferita riportata a Vicenza lo costringe a un breve soggiorno bolognese sulla via della ritirata, nell'estate 1848, non esita a reagire duramente contro la prospettiva di un governo provvisorio, agitata nel tumultuoso capoluogo delle Legazioni, mentre è ormai imminente l'occu­pazione da parte delle truppe austriache. Governo provvisorio è per l'Azeglio sinonimo di divisione, di rivoluzione, di intralcio alla leadership moderata e albertista del movimento d'indipendenza. La condanna è cosi aspra che il giornale che la pubblica, malgrado la popolarità del suo autore, viene bruciato e ironia della sorte proprio nella sede del {sino ad allora) moderato Circolo Felsineo: chiaro segno dell'impossibilità di tenere unite, all'indomani della .sconfitta militare, le anime tra loro troppo diverse del movimento nazionale.
ALBERTO PRETI
GIACOMO MARTINA S. J., Pio IX 1867-1878 (Miscellanea Historiae Pontificiae, 58); Roma, Editrice Pontificia Università Gregoriana, 1990, in 8, pp. XI1-614. S.p.
Le biografie di personaggi politici sono sempre difficili perché si deve estrapolare la personalità dell'uomo nel contesto, ampio e intricato, dell'evolversi degli eventi. Se il personaggio è un pontefice, il quadro si amplia per abbracciare tutto il mondo, perché i cattolici sono presenti dovunque. Si aggiungano le pressioni che da ogni parte si esercitano sul Vaticano per ottenerne l'appoggio politico e, sull'altro versante, il dover fronteggiare i fremiti più propriamente religiosi.
Chiesa dominata dalla politica? Chiesa al di sopra degli intrighi umani? Il potere temporale è necessaria premessa della sua indipendenza o una palla al piede che la trascina ad occuparsi dei rapporti fra gli Stati? Sono questi alcuni degli Interrogativi che si deve porre chi affronta la biografia del Pontefice salito al trono fra gli evviva italiani, scomparso nella segregazione dorata al di là del Tevere, dopo ohe proprio gli italiani avevano aperto la breccia di Porta Pia. Ma anche il Pontefice del Sillabo, del Concilio Vaticano, del dogma dell'Infallibilità e di quello dell'Imma­colata Concezione.