Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1991>   pagina <70>
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Libri e periodici
Quanti interrogativi, troppi forse. A dare una risposta in passato erano stati gli agiografi cattolici e quelli liberali, in una visione contrapposta, inutile e dannosa alle tesi che si volevano sostenere.
A rompere il ghiaccio è stato il grande storico belga Roger Aubert, con una biografìa che diede il vìa a studi seri e approfonditi. Questi, però, ebbero un impulso decisivo quando è stato possibile accedere ai documenti ufficiali, con l'apertura del­l'Archivio Segreto Vaticano per gli anni che ci interessano.
Nel 1958 era uscito un primo volume di una biografia di Pio IX dovuta al Serafini, il quale si era fermato al 1846, al momento, cioè, dell'ascesa al trono di Pietro del card. Giovanni Mastai Ferretti. A continuarla o, meglio, a impostarla scientificamente, è stato chiamato Giacomo Martina, gesuita nelle cui vene scorre anche il sangue di un eroico caduto della Repubblica Romana del 1849, il triestino Giacomo Venezian. Gesuita, dicevo, ma storico di razza al di sopra delle parti.
Il suo primo volume, comprendente gli anni 1846-1850, con agli inizi un prezio­sissimo excursus su tutta la storiografia piana, è uscito nel 1974; il secondo, 1851-1866, nel 1986. La biografia si completa con questo terzo che affronta il periodo 1867-1878.
Quale il metodo di lavoro? Lo dice lo stesso autore: Ho cercato di conservare il taglio biografico, senza estendermi troppo sulla situazione dei vari paesi. Certamente, i problemi affrontati da Pio IX negli anni 1867-1878 sono di un'eccezionale importanza: pensiamo alla politica di centralizzazione verso le chiese cattoliche orientali, che cul­mina con la Reversum <1867), al Concilio Vaticano I, a Porta Pia, al Kultur Kampf, per indicare soltanto gli episodi centrali .
La dote che si deve riconoscere a padre Martina è in primo luogo la sua capacità di sintesi. Basta un confronto tra il testo e l'immensa erudizione delle note per rendersene conto e per domandarsi come sia riuscito a contenere in 600 pagine il materiale edito e inedito sul quale ha creato la sua biografia. Soprattutto quando oggi la storiografia è dedita troppo spesso alle sole analisi e a inutili riproduzioni di documenti in appendice, è davvero merito non da poco scrivere in una prosa chiara, accessibile anche a chi non si intende di teologia.
Alla situazione italiana, nel bene e nel male, sono dedicati alcuni capitoli la cui obiettività è fondamentale; si arriva a questa conclusione sugli anni del tramonto: Dalla visione provvidenzialistica della rivolta antìaustriaca (1846-1848), Pio si è lasciato portare sino ad una concezione opposta, anche se sempre colorita di provvidenzialismo, cioè ad un quadro molto duro e negativo del Risorgimento, di cui gli sfuggono i motivi reali e le conseguenze ultime. Per lui non resta che aspettare, chiudersi in se stessi, rifiutare ogni dialogo, pregare, abbandonarsi alla Provvidenza e alla volontà di Dio .
Rapporti con l'Italia, caduta del potere temporale, situazione religiosa della Penisola possono e forse devono essere per noi italiani i capitoli più interessanti. Per capirli, però, per non rimpicciolire l'alto magistero del Papa su tutta la Cristianità, sarà necessario leggere quel che padre Martina ci espone sui cattolici orientali, sul Concilio Vaticano I, sulla situazione russa, francese, tedesca, austriaca per arrivare sino al Brasile.
Il mondo moderno nasce e si sviluppa mentre Pio IX nutre verso di esso una netta sfiducia , che provoca il suo arroccamento su posizioni tipiche del-Yancien regime e un certo autoritarismo. Risultato l'allontanamento di molte classi dalla pratica religiosa e la scarsa simpatia che lo circonda.
Va detto che gli anni del pontificato di Pio IX segnano un capovolgimento totale nella realtà politica e sociale del pianeta Terra. Pio IX sembra non voler capire, non voler sentire, non voler trovare soluzioni nuove. Esaltato in modo ecces­sivo e con intenzioni chiaramente strumentali alla sua elezione nel 1846, Pio IX chiude il suo trentennale governo piuttosto isolato e incompreso . E questo perché non era