Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1991
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Libri e periodici
fatto che, nonostante le varie ricerche settoriali, alle quali si è fatto riferimento, non abbiamo a tuttoggì una storia complessiva dell'industria meridionale, che ci consentirebbe anche di esprimere valutazioni d'insieme e nel contempo articolate sugli ammodernamenti e trasformazioni, estremamente difficili, che nel corso deli'800 investirono anche le manifatture napoletane in coincidenza con due grosse rivoluzioni: una di natura politica, che metteremmo a monte di tali rinnovamenti l'abolizione della feudalità, l'azione varia, articolata e a volte contraddittoria dei Governi ; l'altra di carattere tecnico lo sfruttamento della forza idraulica a scopo industriale (con i risvolti di carattere anche giuridico che esso comportava), una timida introduzione di motori a vapore, e quindi quella della energia elettrica alla fine del secolo.
Il de Majo è consapevole di una tale mancanza e cerea di ovviare per il decennio francese tracciando un quadro ampio, articolato, convincente delle manifatture meridionali, di cui sono protagonista singoli imprenditori, lo Stato, i Governi, la congiuntura, il rinnovamento tecnologico sempre tormentato e difficile.
Successivamente l'A. tratta del lanificio della valle del Liri (la celebrata valle delle industrie del De Augustinis), segue l'emergere da un fondo da Ancien Regime di più moderne attività imprenditoriali locali, solleticate sulla strada del progresso tecnologico anche dagli esempi della più recente imprenditoria francese, anch'essa operante nella zona; e ne ripercorre il cammino, reso più arduo dalla crisi degli anni '40 e quindi dalla limitata ripresa degli anni '50, oltre che dalla non coerente politica economica dei Borboni, che ne stimolavano ima crescita artificiale con la politica delle commesse dello Stato (ed in merito sono da vedere anche le opportune, acute riflessioni del De Matteo sulla crisi industriale degli anni '40), oltre che con quella, altrettanto artificiosa, degli alti dazi e dell'esportazione della materia prima utile.
Il de Maio ci offre anche un interessante spaccato dell'organizzazione del lavoro, dell'attrezzatura nuova di una moderna fabbrica di pannilana: la Zino di Isola del Liri, favorita dal Governo e dalla congiuntura favorevole della fine anni 1820 che arriva agli anni 1830, grosso modo. La Zino, a nostro parere, è anche un concreto esempio, però, di come anche un'industria, che pure vuole impiegare i più recenti ritrovati della tecnologia, non riesca a innovare tutti i settori e i reparti della produzione, nel mentre piega ai suoi specifici interessi l'industria casalinga, e certamente non è in grado di eliminarla: segno anche questo delle sopravvivenze di processi lavorativi da Ancien Regime, che vanno, con altri, tenuti in debito conto allorché si passa poi a studiare l'impatto che la politica economica liberoscambista dei Governi postunitari ebbe e la sua reale incidenza sull'industria laniera meridionale più progredita quella del valle del Liri, appunto , il cui sfacelo si verificò, dopo una serie di piccole crisi, brevi riprese e stagnazioni, come altre volte abbiamo detto, solo tra il 1873 e la metà anni 1880.
Se la ricerca sui lanifici del valle del Liri {cui si lega anche il saggio sull'evoluzione della popolazione ad Isola Liri) arriva al 1860, quella relativa all'industria cotoniera salernitana, dovuta al capitale svizzero, e quindi continuata dalle Manifatture Cotoniere Meridionali, che assorbirono anche il vecchio cotonificio Egg, diventato Wenner, di Piedi-monte Matese, interessa il lungo periodò 1824-1919. E se lo studio sul lanificio fa restare il lettore un po' col fiato sospeso (resta lecita la sua domanda: e dopo il 1860 cosa succede?) il de Majo certo avrebbe potuto continuarlo magari approfondendo qualche punto che forzatamente avevo toccato, nella mia accennata ricerca, solo en passant y questo, invece, sul cotonificio risulta estremamente completo anche se a tratti alquanto riassuntivo (ma ciò è imputabile all'occasione che l'ha prodotto) e mancante dì un'analisi degli scontri di classe.
Le fonti consultate dal de Majo sono le più varie e vanno dalla pubblicistica dell'epoca e più recente a quelle d'archivio, sempre di prima mano. L'A. ha infine potuto vedere anche le carte, di recente riordinate, delle vecchie Manifatture Cotoniere Meridionali.
CARMINE CIMMINO