Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
<
1991
>
pagina
<
78
>
78 IMm e periodici
Soprattutto durante il periodo Crispino il movimento cattolico tese ad individuare, nella politica della Sinistra, la concentrazione micidiale di statalismo, di industrialismo e di capitalismo finanziario (p. 73) e fu indotto ad elaborare una terza via , non tanto tra capitalismo e socialismo, quanto tra capitalismo liberista e capitalismo protezionista, consistente nel mito corporativo e associazionistico, ispirato ai valori evangelici e solidaristici.
Sempre in polemica con la linea interpretativa che fa del clerico-moderatismo l'elemento centrale del mondo cattolico negli anni Ottanta e Novanta dei secolo scorso, l'A. scrive giustamente che non è, in definitiva, possibile attribuire all'ideologia cattolica una funzione tanto importante nel consolidamento di una moderna egemonia borghese sulla società italiana e, al contempo, continuare a parlare di essa secondo le tradizionali categorie storiografiche del pre-capitalismo o dell'anti-capitalismo. Se il clerico-moderatismo è, quindi, un fenomeno che sviluppa le proprie caratteristiche soprattutto nell'età giolittiana, esso non deve, tuttavia, neppure essere considerato l'elemento egemone nel mondo cattolico italiano in quei primi anni del secolo; lo stesso Meda, la personalità più importante dell'area clerico-moderata (o affine ad essa) seguiva una linea politica che faceva posto al tema dell'autonomia programmatica del movimento cattolico (p. 83) rispetto all'egemonia liberale.
Ma questa autonomia veniva ad essere rivendicata, da uomini come Murri e Sturzo, anche nei riguardi della gerarchia ecclesiastica, con particolare riferimento alla soluzione della questione romana e ai rapporti tra Stato e Chiesa. L'autonomia ricercata da Murri e da Sturzo si fondava sul principio dell'aconfessionalità di un partito politico che, ispirandosi a un quadro di valori cristiani, non avrebbe dovuto neppure impegnarsi più di tanto nella ricerca dell'unità dei cattolici sul terreno politico. Mentre, dunque, per Meda la persistenza della questione romana continua a costituire [...] il cemento e la giustificazione dell'unità politica dei cattolici (p. 107) per Murri l'impegno di questi sarebbe dovuto avvenire sul terreno del superamento dello Stato liberale in direzione democratica e lato sensu classista. Per il sacerdote marchigiano il Non expedit aveva senso soltanto in questa ottica preparatoria di una battaglia dei cattolici democratici per la riconquista della società, prima ancora che dello Stato.
Sturzo, più di Murri, avverti la difficoltà pratica di una scelta chiara che sancisse la distinzione dei compiti tra Chiesa istituzionale (e movimento laicale che ad essa si rapportava direttamente) e partito politico: una difficoltà che si sarebbe palesata drammaticamente all'inizio degli anni Venti con l'abbandono del Partito Popolare, da parte della gerarchia, alla repressione fascista.
Di rilievo è anche il saggio che tratta dell'influenza del pensiero di Alfredo Oriani (in particolare della sua Rivolta ideale), all'inizio del Novecento, in alcuni settori del mondo cattolico democratico, in particolare in Giuseppe Donati e in Francesco Luigi Ferrari: una singolare convergenza che avveniva in conseguenza di una comune valutazione del proprio tempo come epoca di svolta culturale e di frattura intellettuale (p. 143); un tempo nel quale la democrazia avrebbe dovuto abbandonare i presupposti contrattualistici e positivistici del laicismo ottocentesco per far luogo a motivazioni spirituali e religiose più universali e moralmente convincenti. Inoltre Oriani concordava con la valutazione che tanto Ferrari quanto Donati facevano del Risorgimento come rivoluzione senza popolo (in cui, tuttavia, l'azione delle élites non è più demonizzata, come invece avveniva nel tradizionale intransigentismo ottocentesco) e delle carenze politiche della classe dirigente liberale. Questa comune revisione del passato trovava, inoltre, un solido collante nella polemica antigiolittiana che, per i cattolici democratici, finiva per coinvolgere anche il clerico-moderatismo bloccarcio . La polemica contro il gioiittismo è scoperta e violenta anche in Eligio Cacciaguerra, dirigente della Lega democratica dopo la rottura con Murri: Gioì itti veniva indicato come il corruttore della nazione '(non mancano, come si vede, espliciti influssi salve-miniani) e Cacciagucrra salutava con speranza 11 sorgere, in campo borghese e proletario, del nazionalismo e del mussollnismo, che rompevano con le cricche liberali e rifor-