Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1991
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pagina
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81
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Libri e periodici
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11 suo anti-astensionismo si fa esplicito nel 1886, quando più largo appare il fronte anti-trasformista. Nello sforzo di ridare centralità al mazzinianesimo in uno schieramento democratico sempre più tormentato da spinte centrifughe e di rafforzare i legami del movimento repubblicano romagnolo con la sua base popolare, Saffi non rifiuta di essere candidato di protesta nella sua Forlì. Ed è proprio in quella elezione trionfale e nel largo (troppo largo) consenso di opinione pubblica che la circonda, che è possìbile cogliere Balzani lo fa a conclusione del suo saggio la collocazione ormai mitica, fuori dal tempo e dalla politica che conta, dell'ex-triumviro e, con lui, della vecchia sinistra romantica .
ALBERTO PRETI
GUIDO MELIS, Due modelli di amministrazione tra liberalismo è fascismo: burocrazie tradizionali e nuovi apparati (Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, Pubblicazioni degli Archivi di Stato, Saggi 10); Roma, Librerìa dello Stato, 1988, in 8, pp. 306. S.p.
C'è una vecchia e, come sempre, appassionata pagina di Gaetano Natale nella quale il vecchio giolittiano rammenta con indignazione, ma anche con una punta di rimpianto, come, nell'atmosfera incandescente di Montecitorio 19-20, Giolitti e Nitti evitassero persino d'incontrarsi e di scambiarsi il saluto.
Questo episodio, avvicinato alla scoperta del Nitti monopolizzatore dell'INA, avvenuta proprio ad opera di Giolitti appena qualche anno prima, nel 1911 (ma con in mezzo quell'apocalissi che, in campo amministrativo non meno che altrove, era stata rappresentata dalla grande guerra) può fare da spartiacque, per cosi dire, all'interno della tematica del bel libro che Melis trae oggi fuori da una prima elaborazione sassarese del 1984.
Quella gestione agilmente esecutiva , privatistica nei moduli e nella prassi, ma non nella filosofia sociale e, verrebbe voglia di dire, popolaresca , per riprendere l'aggettivo scultoreo coniato da Croce appunto per Giolitti, che aveva presieduto alla strategia della battaglia per le assicurazioni di Stato, combattuta peraltro dai liberisti intransigenti all'Einaudi come una lotta prò aris et focis contro l'invasione dello statalismo più o meno socialisteggiante, quella gestione, dicevamo, si era resa più dinamica, autoritaria e militaresca, e perciò individualista e man mano privatistica anche nella filosofia , durante la guerra e ad opera dell'entourage di democrazia sociale e socialismo riformista che si era andato raggruppando intorno a Nitti e Bonomi, i nuovi dioscuri, dice benissimo Silvio Lanaro, che a distanza di Yent'anni ed in forme diversissime riproponevano il colloquio tra Giolitti e Turati.
Costoro, Melis ha la franchezza di riconoscerlo più volte, pur nell'apprezzamento vivissimo per la loro intelligente modernità e spregiudicatezza, sono in realtà capitani d'azienda, a cominciare da Beneduce, che si ritrovano a meraviglia, al pari di un Sini-gaglìa, di un Conti, di un troppo trascurato Dante Ferraris, nell'atmosfera aggressiva del capitalismo postbellico, quello dei pescecani, per intenderci, con un termine ormai passato di moda, che peraltro, nel suo ingenuo moralismo, concretizzava incisivamente la voracità e la spietatezza di quella prassi nella quale, non si dimentichi mai, di programmaticamente sociale non c'è niente, c'è tutto di speculativo, di aziendale e perciò di razionalizzante più o meno alla Taylor, con lo Stato che non è altro che un'etichetta d'impresa o piuttosto una ragione sociale per una realtà compattamente, coerentemente, ferocemente privatistica.
È evidente che l'amministrazione pubblica dovesse trovarsi sconvolta da queste novità più di ogni altra struttura, avvezza com'era, soprattutto all'Interno (che non a caso Melis esclude dalla sua trattazione, ritenendolo evidentemente marginale, per non dire estraneo a qualsiasi discorso di modernizzazione, con i suoi legisti ed i suoi controlli) ed una prassi gerarchica fortemente e consapevolmente burocratizzata, nelle forme instaurate da Crispi e rassodate da Giolitti, anche qui non a caso titolari gelosi, costanti ed efficientissimi del dicastero dell'Interno.