Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
<
1991
>
pagina
<
82
>
** Libri e periodici
E tuttavia, come riflesso di mutamenti troppo imponenti per poter essere ignorati anche dagli schematismi ministeriali, gli scossoni non mancarono e si collegarono con le competenze del primo fascismo a determinare prospettive di rinnovamento specialmente nei settori tradizionalmente d'avanguardia dei lavori pubblici sotto il profilo tecnico e dei postelegrafonici sotto quello sindacale che meglio rispecchiava l'esperienza aziendalistica delle ferrovie.
L'A. dedica ampio spazio a questi tentativi di svecchiamento, forse con qualche eccessivo ottimismo neomeridionalistico alla Barone nei confronti di Carnazza, ma con idee chiarissime circa il ruolo di freno e di normalizzazione esercitato costantemente dal rigorismo finanziario di De Stefani, al quale dovrebbe avvicinarsi un po' più organicamente quel partito dei ragionieri che costituisce senza dubbio uno dei ponti sociologici più interessanti tra liberalismo e fascismo, nelle aziende di Milano ancor più che nei ministeri di Roma, come Ansaldo lucidamente obiettava a Salvatorelli ed alla sua tesi del nazional-fascismo umanistico meridionale.
A metà degli anni venti, peraltro, con Volpi, Giuriati e le singolari invenzioni delle comunicazioni e dell'economia nazionale quali dicasteri unificanti (una storia che andrebbe ricostruita più puntigliosamente, dal vecchio organicismo tardo ottocentesco di Luzzatti dinanzi al monstrum dell'Agricoltura dell'epoca, fino al troppo trascurato Costanzo Ciano) il discorso si esaurisce sostanzialmente per quanto concerne l'area dello Stato e si trasferisce agli enti cosiddetti parastatali, le burocrazie parallele dei post nittiani che riprendono in mano alcune decisive fila imprenditoriali e finanziarie, fino alle grandi realizzazioni afasciste (ma così rilevanti ed anticipatrici nella storia del capitalismo occidentale!) dell'IMI e dell'IRI, e dei propagandisti di Stato delle grandi organizzazioni di massa del consenso, de quali si trovano coalizzate nello sbarrare la strada ad una troppo pesante rivincita dei prefetti giolittiani, della burocrazia prefascista, della continuità dello Stato , in una parola.
Che il fascismo non abbia avuto la capacità di mediare, né tanto meno d'imporsi, tra realtà così contrastanti, è un dato di fatto: ma è altrettanto indiscutibile che esse si siano riproposte nelle loro radicali contrapposizioni fino almeno ai primi anni cinquanta, contribuendo a quel senso di frattura, di trauma, tra la filosofia della ricostruzione e quella del miracolo economico che è non ultimo elemento della sfasatura e della perdita di ritmo con cui la classe politica, fino al centro sinistra incluso, si trovò a non governare le trasformazioni del sistema economico.
RAFFAELE COLAPIETRÀ
LORENZO PICCIOLI, I popolari a Palazzo Vecchio. Amministrazione, politica e lotte sociali a Firenze dal 1907 al 1910. Prefazione di Zeffiro Ciuffoletti (Biblioteca storica toscana, 17); Firenze, Olschki, 1989, in 8, pp. 288. L. 45.000.
Chi scrive, studiando le elezioni politiche nell'Italia unitaria e liberale e auspicando indagini sempre più capillari nello stesso ambito, ha sempre ritenuto comunque il processo delle conoscenze incompleto Senza una attenta analisi delle vicende amministrative nei centri di maggiore importanza1) e senza una approfondita ricerca sulle consultazioni provinciali, molto spesso trampolini di lancio per Montecitorio. Ora, dopo la ripresa degli studi sul movimento riformista socialista, l'attenzione è stata anche rivolta al settore municipale con lavori generali e con analisi minute su casi locali. D'altra patte, come ben sappiamo dalla lezione di Cattaneo e di Pisacane, lo Stato democratico doveva avere, a base essenziale aia sociale, sia economica quanto politica, il Comune.
*) Vedi, tra 3 più recenti apporti, LUIGINA MIGNECO, Le elezioni amministrative del 1920 a Roma, in Archivio della Società romana di storia patria, voi. Ili (1988), pp, 347-380.