Rassegna storica del Risorgimento
PIO IX PAPA (GIOVANNI MARIA MASTAI FERRETTI)
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1991
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La malattia di Pio IX nel 1873
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Questa questione, ovviamente, doveva destare interesse e preoccupa* zione in Visconti Venosta, che da tempo aveva incaricato alcuni informatori che lavoravano per il ministero degli Affari Esteri di raccogliere notizie -sugli ambienti della Curia romana. Fra questi un certo Attilio Filosini, intimo di alcuni prelati (mons. Roccaserra e un cardinale amico), che riguardo alla questione delle due bolle ne smentiva recisamente l'esistenza, aggiungendo anche che parlare del Conclave al papa perché [sic] si crede eterno è cosa molto compromettente e quando si parla di Conclave si parla fra le varie frazioni di Cardinali con molta prudenza e riservatezza .*)
In effetti, la questione del conclave creava parecchi imbarazzi anche al Vaticano: il successore di Pio IX sarebbe stato eletto per la prima volta dopo secoli, con l'eccezione del conclave di Venezia, che sancì l'elevazione al soglio pontificio di Pio VII, dopo l'occupazione francese di Roma e la morte in cattività di Pio VI (circostanze queste che erano rimaste impresse nella memoria di papa Mastai e della Curia), in una situazione affatto nuova per la Chiesa, che non poteva più contare sulla garanzia che le derivava dalla sua giurisdizione sulla città di Roma, perduta insieme al potere temporale.
Dopo Porta Pia fino alla sua morte Pio IX emise tre costituzioni segrete riguardanti il conclave: il 21 agosto 1871 (In hac sublimi), un mese e mezzo dopo l'insediamento a Roma del governo italiano, quando ormai si incominciava a disperare (ammesso che realmente si contasse in Vaticano sulla restaurazione del potere temporale con l'ausilio delle potenze cattoliche) sul ritorno dello status quo ante; quindi l'8 settembre 1874 (Licei per apostolicas), e, infine, il 10 ottobre 1877 (Consulturi). A queste tre costituzioni si doveva aggiungere il Regolamento da osservarsi dal S. Collegio in occasione della vacanza della Sede Apostolica del 10 gennaio 1878 emanato in seguito alla morte di Vittorio Emanuele II. Questi documenti, in cui si sovrapponevano disposizioni in parte contradittorie e dove, soprattutto, non si scartava l'ipotesi di tenere il futuro conclave
sulla possibile partenza del Papa da Roma, che ritornavano periodicamente a circolare negli ambienti diplomatici e nella stampa. Un corrispondente anonimo di Visconti Venosta, introdotto negli ambienti del Vaticano (certamente un prelato) scriveva al ministro il 30 gennaio 1873: Le parti jésuitique, les cardinaux réationnaires, n'ont nullement abandonné le projet de faire partir Je pape. Au contraire, ils ont travaillé avec tant d'ardeur qu'ils ont obtenu enfin du Saint-Pére la promesse formelle qu'il partirà au mois d'avril, car il craint le froid avant cette epoque. Le 15 avril est le jour fixé pour le départ de Sa Saintetó (ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO [d'ora in poi ACS], Carte Visconti Venosta, scatola 5, pacco 11, fase. 7). Proprio nell'aprile ài Papa sì doveva ammalare, ed ammesso che la notizia della sua partenza da Roma fosse stata vera (cosa asSai difficile) la nuova situazione rendeva praticamente impossibile il progetto di partenza. Non è però del tutto escluso, che queste notizie di confidenti fossero a bella posta fatte circolare con il tacito consenso del Vaticano onde dissuadere il governo italiano dal radicalizzare la sua legislazione in senso antiecclesiastico.
8) Attilio Filosini a Visconti Venosta, Roma, 18 settembre 1872, in ACS, Carte Visconti Venosta, scatola 4, pacco 9, fase. 4.