Rassegna storica del Risorgimento
PIO IX PAPA (GIOVANNI MARIA MASTAI FERRETTI)
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1991
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La malattia di Pio IX nel 1873
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dell'infallibilità pontificia, abbandono interpretato dai più come dissenso del prelato bavarese alle decisioni conciliari.23) Il Papa, ovviamente, respinse la proposta di Berlino manifestando di non gradire un cardinale come ambasciatore per evitare confusioni nella gerarchia ecclesiastica e, soprattutto, perché voleva che alla Santa Sede fosse riconosciuto il diritto di legazione come prima del Venti Settembre.24)
In quell'occasione, anche se molto indirettamente, in alcuni interventi alla Camera Visconti Venosta fece capire le buone ragioni della Santa Sede a pretendere un rappresentante diplomatico che appartenesse alla carriera e non un prelato, nonostante gli attacchi dell'opposizione alla sua politica ritenuta troppo passiva verso la S. Sede e la Francia clericale.25)
Questi timori dovuti all'invadenza tedesca si bilanciavano con quelli contrari derivati dalle voci trapelate a Parigi di una propensione dello stesso card. Antonelli solitamente assai prudente in questi affari nonostante la ininterrotta serie di circolari di protesta con cui dal Venti Settembre in poi aveva inondato le cancellerie europee di una sua predisposizione a tenere il futuro conclave fuori dall'Italia;26) timori tutti che in questo terreno minato del conclave rendevano ancor più prudente la già prudente politica di Visconti Venosta.
2. In questo contesto, diventava essenziale per le autorità italiane conoscere con esattezza l'evoluzione della malattia di Pio IX per non essere colti di sorpresa nell'evenienza della sua morte e mobilitare in tempo la forza pubblica. Nel caso che il conclave si fosse tenuto a Roma, bisognava assicurare, oltre la regolarità per tutto ciò che concerneva la venuta nella città dei cardinali stranieri, anche l'organizzazione di un buon servizio d'ordine per evitare qualsiasi manifestazione clericale o anticleri-
a) Cfr. a questo proposito la testimonianza di mons. Tizzani, cappellano generale dell'esercito pontificio in G. M. CROCE, Una fonte importante per la storia del pontificato di Pio IX e del Concilio Vaticano I. I manoscritti di Vincenzo Tizzoni, III, in Archivum Historiae Pontificiae, 25 (1987), p. 336n.
24) Cfr. G. MARTINA, Pio IX (1867-1878), cit., pp. 377-379.
25) ATTI PARLAMENTARI, CAMBRA DEI DEPUTATI, Discussioni, Sessione del 1871-72, tornata del 14 maggio 1872, p. 2117. Un precedente intervento in favore della Santa Sede del nostro ministro degli Esteri (ivi, tornata del 19 aprile 1872, p. 1605) aveva offeso la suscettibilità di Bismardk <v. la lettera di Visconti Venosta a De Launay, Roma, 5 maggio 1872, in DPI, II, voi. Ili, pp. 508-509), che mostrava una volta dì più tutta la sua Invadenza nella questione cattolica. L'ambasciatore italiano a Berlino, peraltro, temeva che dietro la volontà di nominare il card. Hohenlohe ad ambasciatore presso la Santa Sede ci fosse da parte del governo imperiale tedesco l'intenzione di proporre in un secondo tempo a successore di Pio LX lo stesso prelato bavarese (De Launay a Visconti. Venosta, Berlino, 24 giugno 1872, in DDl, II, voi. Ili, pp. 606-608).
*) Nlgra a Visconti Venosta, Parigi, 6 settembre 1872, ivi, p. 115. Rémusat aveva riferito all'ambasciatore italiano un colloquio avvenuto a Roma fra il rappresentante francese presso la Santa Sede, Bourgoing, e lo stesso segretario di Stato. Il ministro degli Esteri francese aggiungeva, però, che forse Bourgoing aveva esagerato il senso delle parole del card. Antonelli.