Rassegna storica del Risorgimento
PIO IX PAPA (GIOVANNI MARIA MASTAI FERRETTI)
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1991
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pagina
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192
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192 Carlo Maria Fiorentino
In verità, l'abbandono della sede tradizionale del papato avrebbe comportato per la Chiesa ima caduta del suo primato e del suo prestigio nel mondo cattolico, faticosamente raggiunti, e non senza contestazioni, nel corso dei secoli, proprio quando, dopo la perdita del potere temporale e con il dogma dell'infallibilità, Roma il cui nome racchiudeva una valenza simbolica e spirituale nei cattolici certamente più estesa e più profonda di quanto non la racchiudesse per la cultura liberale italiana era divenuta come non mai prima di allora il centro della cristianità, e il suo abbandono avrebbe comportato certamente gravissime conseguenze per la stessa istituzione del papato.63*
Comunque sia, la salute di Pio IX, nonostante una ricaduta a fine agosto,6*) andò via via migliorando, e con buona pace di coloro che
Vaticano, anche se alla fine, simili calcoli, se calcoli vi furono, andarono frustrati qualche settimana dopo con l'approvazione della legge sulle corporazioni religiose, più sfavorevole alla Chiesa rispetto al disegno di legge presentato nel novembre del 1872 dal governo.
tì> Per quanto riguarda il movimento verso Roma nella cultura cattolica dell'epoca, cfr. soprattutto A. GAMBASIN, Gerarchia e laicato nel secondo Ottocento, Padova, 1969, in particolare p. 39; mentre per le suggestioni suscitate dalla Città Eterna nella cultura laica del tempo, cfr. le classiche pagine di F. CHABOD, Storia della politica estera, cit., pp. 179-314. Per il duca di Sermoneta, sulla cui originalità di pensiero non è da dubitare, l'esilio del Papa in Francia avrebbe giovato all'istituzione del papato, perché l'avrebbe messo più a contatto con la civiltà moderna, inducendolo ad operare quelle riforme necessarie per fargli recuperare il primitivo vigore cristiano (cfr. Lettere di Michelangelo Caetani duca di Sermoneta. Cultura e politica nella Roma di Pio IX, a cura di F. BARTOCCINI, Roma, 1974, p. 41).
64) Nell'ultima settimana di agosto la stampa romana ritornò a parlare della malattia del Papa, ed a partire dal 4 settembre fino al 12 dello stesso mese Manfroni riprese ad inviare i soliti rapporti giornalieri a Visconti Venosta. Anche in questa occasione il sostituto alla Segreteria di Stato vi si doveva soffermare in una lettera al nunzio apostolico a Parigi, smentendo ancora una volta le mendaci fandonie... spacciate a piene mani dai periodici rivoluzionari : Sua Santità sentendosi nello scorso agosto a causa forse dell'eccessivo caldo di quel tempo un qualche imbarazzo nello stomaco credette opportuno di prendere senza parlarne preventivamente con alcuno, una delle solite sue pillole. Questo per altro, non si sa per quale ragione, a meno che non fosse stato pel caldo stesso, lo sconcertò immensamente, cagionandogli per tutta la notte diarrea, e vomito. Sopraggiunti nella mattina i medici, e temendo che tale sconcerto, potesse produrre una febbre biliosa, od altro simile male, stimarono eglino espediente di somministrargli un purgante piuttosto forte, e non conforme alla stagione estiva. Un tal purgante, che operò moltissimo gli produsse un grande indebolimento, e gli si prescrisse perciò, che sebbene fosse Ubero affatto da febbre, e da altri incomodi, a cautela nondimeno si fosse tenuto per qualche tempo in riguardo col tralasciare frattanto le consuete udienze, ed occupazioni [...] (Berardi a Chigi, Roma, 23 7bre 1873, in ASV, Spoglio card. Chigi, busta unica, fase. Lettere varie). Questa lettera, peraltro, ci lascia alquanto perplessi sulla scienza medica del tempo: a giudicare dalla testimonianza del sostituto alla Segreteria di Stato, e riconsiderando gli interventi non felici dei medici in occasione delle morti di Cavour (cfr. R. ROMEO, Cavour e il suo tempo (1854-1861), Roma-Bari, 1984, pp. 933-934), e di Vittorio Emanuele II (cfr. PESCI, I primi anni di Roma capitale, cit., pp. 585-606) si sarebbe tentati di affermare che i maggiori protagonisti