Rassegna storica del Risorgimento
PIO IX PAPA (GIOVANNI MARIA MASTAI FERRETTI)
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1991
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Carlo Maria Fiorentino
lìnea di condotta per cui nelle attuali condizioni sociali sarebbe tollerabile anche la loro presenza, segno che non ricevono disposizioni tali dal loro Principale in questa regione, per le quali non debbano mettersi in urto non solo colla pubblica opinione ma nemmeno col buon senso. Le elezioni politiche ed amministrative ne danno a questi criteri una pressione minima, perché sono avvenute sinora, si può dire, quietamente e mi sembra che se lotta vi è stata in apparenza di partito, in fondo poi quest'anno principalmente, si è ridotta a personalità che no[n] ha vinto, ma è rimasta soccombente, per cui ne deduco che chi poteva stravincere armando tutto l'esercito e spiegandolo in battaglia, non ha voluto farlo. Il Cardinale è tenacissimo sulla pubblica Istruzione onde richiamarla a sé ed al suo partito e qui mi si rivela per quello che realmente è. Dai primordii della sua amministrazione fiorisce qui ed è decantato e ricercato un Istituto di educazione e d'istruzione che debbe [sic] essere al vero un vivaio di clericalismo. S. E. subisce però le sue influenze qui per due correnti che in modo parallelo pare abbiano indirizzo opposto. L'una che lo riawicina alla società civile e lo mantiene in quelle transazioni ed è guidata dal Capo del Municipio, persona awedutissima quant'altra mai; l'altra diretta dal suo proprio alter ego che me lo decantano altrettanto destro e dotto nella materia di sua giurisdizione, non un arrabbiato, ma prete puro sangue. In poche parole tra il Sindaco Ansidei ed il prete alter ego, con questo avvicendamento di bonomie di modi concilianti, di caritatevoli opere, di sussidi, di lavoro agli artisti e, dicono, di buon gusto per le arti belle si è fatto in paese un buon posto di stima e di affetto ed io, me lo lasci dire, dal mio punto di vista considero ciò più pernicioso di un'aperta dichiarazione di guerra.66)
A parte le considerazioni finali dell'anonimo redattore del rapporto, infatti, proprio un cardinale dal carattere conciliante, dai modi transigenti, non privo di savoir faire, di cultura e di buon gusto appresi dalla pratica diplomatica e dall'appartenenza a famiglia di nobile lignaggio (quante somiglianze con lo stesso Visconti Venosta!) come il card. Pecci era quanto di meglio il governo italiano si potesse attendere, in quella lunga e non favorevole congiuntura storica, dall'elezione del nuovo successore alla cattedra di Pietro.67)
CARLO MARIA FIORENTINO
) ACS, Carte Visconti Venosta, scatola 5, pacco 12, fase. 5 (il rapporto, senza firma e senza data, ma probabilmente, per il suo stile e per alcune affermazioni, proveniente dalla Prefettura o dalla Questura, era stato trascritto da qualche funzionario del ministero degli Esteri).
67) la una istruzione inviata il gennaio del 1876 da Visconti Venosta ad Oldoini, ministro plenipotenziario a Lisbona, si affermava esplicitamente che solo tre candidati dei trentatré papabili erano accettati dal governo italiano, e oioè Trcvìsanato, Pecci e Riatto; ma di questi tre il preferibile è Pecci (Visconti Venosta a Oldoini, Roma, 19 gennaio 1876, Allegato II, in DDI, II, voi. IV, p. 638).
Secondo quanto affermava R. DE CESARE <// conclave di Leone XIII, Città di Castello, 1888, p. 264), il 20 febbraio 1878, giorno dell'elezione di papa Pecci, ad attendere l'esito del conclave in piazza S. Pietro, fra i pochi rimasti vi era anche il marchese Emilio Visconti Venosta, già ministro degli esteri, con la moglie sua, e la famiglia Alfieri-Cavour!