Rassegna storica del Risorgimento

TUVERI GIOVANNI BATTISTA
anno <1991>   pagina <205>
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RASSEGNE, DISCUSSIONI E VARIETÀ
GIOVANNI BATTISTA TUVERI
L'8 dicembre 1887 si spegneva a Collinas, piccolo centro agricolo a metà strada fra Cagliari ed Oristano, Giovanni Battista Tuverì, singolare figura di pensatore politico e di pubblicista, noto anche fuori dell'isola per la sua collaborazione a vari giornali democratici e mazziniani, dal Dovere al Popolo d'Italia, dalla Roma del popolo a Libertà e associazione ed al Pungolo.
Nato a Forre, il 4 agosto 1815, compì gli studi medi nel Seminario di Cagliari, e sì iscrisse quindi alla Facoltà di Giurisprudenza, che abbandonò nel 1837, dopo aver conseguito il titolo di baccelliere in leggi. Ritiratosi a Forni, il paese del quale fece poi cambiare il nome in quello attuale di Collinas, visse con la magra rendita del patrimonio paterno, assottigliata dalle continue spese che sosteneva per arricchire la sua biblioteca, andata poi dispersa, sia delle opere che potevano essere liberamente vendute nel­l'isola dopo aver superato la doppia censura civile ed ecclesiastica, sia delle altre che in qualche modo riuscivano a penetrare in Sardegna, e che venivano talvolta copiate a mano. Tra i 22 ed i 33 anni il Tuverì coltivò, senza vincoli accademici, i suoi studi di storia, teologia, filosofia e diritto, formandosi una vasta e solida cultura in sintonia con la cultura europea del suo tempo. Basterà ricordare a questo proposito che un suo lavoro giovanile, Il Veggente, scrìtto in quello stile biblico che avrebbe avuto cultori fin quasi alla fine del secolo, e studiato ora da Luciano Carta, rimase inedito perché esprimeva nella sostanza le stesse idee del Lamennais delle Paroles d'un croyant, pubblicato quando ancora il Tuverì non aveva completato la stesura della sua opera.
Gli avvenimenti del 1847-48 indussero il Tuverì ad uscire dal suo isolamento, e lo fece nel modo più clamoroso, pubblicando un opuscolo contro Giovanni Siotto Piator, giobertiano, notissimo, oltre che per la sua attività di magistrato, per la Storia letteraria di Sardegna, pubblicata in quattro volumi fra il 1843 ed il 1844: opera che segnò una tappa importante del risveglio culturale sardo del secondo quarto dell'Ottocento, sia per il contenuto, sia per le polemiche e le puntualizzazioni alle quali dette luogo. L'improvvisa notorietà indusse il Tuverì a tentare la carriera politica, ed in effetti venne più volte eletto deputato, ma non fu -troppo assiduo