Rassegna storica del Risorgimento

TUVERI GIOVANNI BATTISTA
anno <1991>   pagina <211>
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Giovanni Battista Tuveri
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il sostantivo Stato, inteso come organizzazione politica, è sempre scritto con la esse minuscola. In questo malvezzo sono incorsi ed incorrono molti altri autori, sicché Alberto Contu è in buona, anzi ottima compagnia: ma come la mettiamo con il povero lettore che (scusando il bisticcio) deve occuparsi dello stato non certo brillante nel quale è stato ridotto questo nostro stato? Pregio dell'opera di Alberto Contu è di avere integrato per la parte giornalistica, sia pure con un certo anticipo, l'opera omnia, della quale contribuisce a colmare 'la denunciata lacuna raccogliendo diversi articoli del Tuveri.
Gli argomenti trattati dallo scrittore di Collinas vanno dalla sovranità per diritto divino alla monarchia francese e del Messico, dall'esame del pen­siero di Mazzini e di Guerrazzi all'insurrezione di Palermo, dai rapporti fra il governo e i Comuni alla discussione delle teorie comuniste ed anarchiche ed all'approfondimento di problemi quali quello del carcere preventivo e della pena di morte. Non potevano mancare gli scritti sul tirannicidio, e quelli che consentono di meglio definire la posizione del Tuveri nei con­fronti del nascente movimento operaio. Osserveremo in proposito che il Tuveri, per quanto fosse uomo di vaste letture e di cultura europea, aveva sempre presente la realtà del suo paese e dell'isola, dove la figura dell'operaio di fabbrica era pressoché inesistente. È perciò comprensibile che si mantenesse su un tono abbastanza generico, scrivendo per esempio che compito di un governo popolare era di favorire il lavoro produttivo e lo svolgimento delle attitudini fisiche ed intellettuali dei cittadini, abituarli, massime con l'esempio, alla parsimonia , eliminare le ine­guaglianze favorite da governi ladri e scialacquatori . Il discorso del Tuveri inoltre non riguardava solo i lavoratori salariati, la condizione dei quali era spesso non peggiore (e secondo Francesco Salaris addirittura migliore) di quella di molti artigiani ed imprenditori delle città e dei piccoli proprietari agricoli, vessati da un fiscalismo impietoso, che portò la Sar­degna ai vertici delle statistiche nazionali degli espropri di immobili per il mancato pagamento delle imposte. Riguardava anche, ed è questo un tema di non forzata attualità, come insegnano le indagini sulla mafia ecc., gli speculatori che concorrevano ai pubblici appalti solo per rimediare tangenti, e quelli che dopo aver ottenuto l'incarico di eseguire determinate opere le subappaltavano ad altri speculatori che ripetevano lo stesso scherzo, sicché, scriveva il Tuveri, dei denari che si sciupano poco resta a chi lavora, e il più se ne va a benefizio di persone che sovente non hanno altro capitale che l'intrigo.
Gli scritti raccolti nel volume di Alberto Contu sono una sessantina, mentre gli articoli del Tuveri o che possono essergli attribuiti con una probabilità minima di errore sono, secondo una rilevazione dello stesso Conta, circa 1.400. Anche se si scartano, ammesso che l'operazione sia legittima, alcune centinaia di doppioni, di brani di volumi già pubblicati o in elaborazione, di articoli di circostanza scritti con la mano sinistra quali ogni giornalista professionista può trovarsi a dover scrivere (ma il Tuveri era critico rigorosissimo di se tesso), si deve giungere alla conclusione che gli articoli di Tuveri che meritavano di essere ripresi sono un migliaio,