Rassegna storica del Risorgimento

TUVERI GIOVANNI BATTISTA
anno <1991>   pagina <213>
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LIBRI E PERIODICI
FRANCO DELLA PERUTA, Conservatori, liberali e democratici nel Risorgimento; Milano, Franco Angeli, 1989, in 8, pp. 375. L. 38.000.
Della Peruta raccoglie in questo volume una serie di saggi, imperniati su alcune figure del Risorgimento, che ha elaborato con quell'usuale competenza ed acutezza che ben conosciamo e che lo hanno imposto come uno dei maggiori storici dell'Ottocento italiano. Non ci troviamo di fronte a biografie nel senso tradizionale del termine, ina ad un intrecciarsi di posizioni politiche, sociali, culturali ed economiche, sostenute da personaggi più o meno importanti, come Federico Confaloni eri, Cesare Cantù, Giovanni Battista Spotorno, Mauro Macchi, Giuseppe Garibaldi, che dà origine ad un coro variegato e nello stesso tempo armonico delle tendenze e dei dibattiti che hanno contraddistinto la nostra storia del secolo scorso.
Ad esempio gli orientamenti politici di Confalonieri sono valutati alla luce delle sue iniziative e dei suoi interessi per le innovazioni atte a portare avanti un più risoluto processo di ammodernamento civile, culturale ed economico (p. 27), così che il patriota milanese non è più soltanto il promotore morale e finanziario del Conciliatore ed il martire dello Spielberg, ma anche un attento ed oculato uomo d'affari che investì nelle innovazioni tecnologiche per la produzione del lino, per l'introduzione dell'illuminazione a gas, per la navigazione a vapore sia nel Lombardo-Veneto che sul Po; in questo modo esplicò un'intensa attività imprenditoriale che nel contempo favorì lo sviluppo di una coscienza anti-austriaca e nazionale di segno liberal-moderato nei ceti medio-alti della Lombardia della Restaurazione.
Parlando del barnabita Spotorno, l'A. ci conduce nel campo letterario, dove costui si distinse sia per la fiera opposizione al Romanticismo, polemizzando aspramente, tra l'altro, con quel gruppo di giovani intellettuali di cui faceva parte Mazzini, sia per gli scritti linguistici e storico-eruditi. Se durante l'insegnamento l'abate di Albissola ottenne buoni risultati (ad esempio ne troviamo tracce senza acrimonia nei ricordi di Enrico Mayer e di Guerrazzi), le sue opere invece sono oggi quasi dimenticate, perché non sono sorrette da un pensiero critico e da una cultura organica. Questo non vuol dire che personaggi come Spotorno non siano interessanti; infatti, se fu un esponente di quel mondo antitetico alle novità, e quindi alle emergenti istanze di libertà, costui però fece parte di quei settori che, pur travolti dagli avvenimenti, occuparono un posto non marginale e fecero opinione nella società italiana prima del 1848.
Si rimane sempre nella sfera letteraria con la ricostruzione del pensiero politico di Cesare Cantù, che, con il suo gradualismo intriso in campo sociale di interclassismo, viene collocato nell'alveo del ncoguelfismo, per mezzo del quale costui cercò di conciliare liberta e cattolicesimo; si entra invece nell'ambito economico con Francesco Ferrara, favorevole al sistema federativo americano, del quale si sottolinea il contributo all'allargamento dei confini della cultura economica in seno alla classe dirigente italiana.
Assai interessanti sono le lettere di e a Mauro Macchi (pp. 233*284) precedute da un saggio sulle sue idee prese in esame all'interno delle discussioni e dei contrasti