Rassegna storica del Risorgimento
TUVERI GIOVANNI BATTISTA
anno
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1991
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pagina
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219
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Libri e periodici
AA.W., La Toscana dei Lorena. Riforme, territorio, società. Atti del Convegno di studi (Grosseto, 27-29 novembre 1987), a cura di Z. CIUFFOLETTI e L. ROMBAI; Firenze, Olschki, 1989, in 8, pp. 665. L, 96.000.
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un riaccendersi di interesse per le vicende del Granducato lorenese. Oltre a questa pubblicazione si pensi, solo per fare qualche esempio, all'incontro mternazionale tenutosi a Siena nel 1986 in occasione del tricentenario del Codice penale voluto da Pietro Leopoldo, al volume di Furio Diaz sul periodo della Reggenza (1987) ed al libro / Lorena in Toscana, comprendente gli atti di un altro convegno svoltosi a Firenze dal 20 al 22 novembre 1987. Il rinnovato fervore di iniziative scientifiche si è, però, ambiguamente intrecciato alla comparsa di un movimento nostalgico, che rimpiange i bei tempi di una presunta Toscana felix sotto il paterno governo dei Lorenesi. Tale movimento ha trovato espressione, per quanto riguarda la pubblicistica a larga diffusione, nelle opere apertamente agiografiche dello storico austriaco Pesendorfer su Ferdinando HI e Leopoldo II, e a livello di sensibilità, diciamo così, popolare , nell'apparizione di bandierine e magliette con lo stemma del Granducato, specialmente a Firenze. Si potrebbe liquidare il tutto come fenomeno folcloristico. Tuttavia le rozze polemiche antirisorgimentali di esponenti delle leghe settentrionali (cui risulta, non a caso, affiliata una sedicente Lega toscana ) ed il successo da esse ottenuto nelle ultime elezioni amministrative dovrebbero indurre a non sottovalutare le pericolose tendenze attive nel profondo della nostra società civile e, tanto più, dovrebbero mettere in guardia gli studiosi dal fornire, seppur indirettamente, autorevoli supporti alle idee autonomiste venate di razzismo.
È dunque comprensibile che Zeffiro Ciuffoletti e Leonardo Rombai, nell'introduzione al volume, si siano premurati di specificare che il convegno grossetano aveva solo lo scopo di fare il bilancio delle ricerche attuate negli atenei toscani e voleva essere un termometro delle scelte metodologiche e tematiche dell'attuale storiografia sulla Toscana lorenese (p. 5). In questo senso, però, il lettore ha l'impressione che gli storici oscillino ancora tra un'evidente apologia del governo lorenese ed un approccio più realisticamente critico. Alla prima categoria appartiene, per esempio, la relazione di Teresa Calogero iJJn aspetto del riformismo leopoldino: la pubblica istruzione), che presenta Pietro Leopoldo come sovrano consapevole di aver fatto tutto ciò che era in suo potere per servire il suo popolo (p. 198). Anche Carlo Fantappiè, nello studio Promozione e controllo del clero nell'età leopoldina non è sfuggito all'omaggio indiretto verso l'animo misurato del sovrano e Floriana Colao, nel saggio Le riforme dell'ordine giudiziario detto Stato nuovo, ha esaltato la tecnicizzazione del sapere come correttivo degli abusi e le istanze di modernizzazione sottese alle riforme di struttura imposte da Pietro Leopoldo (pp. 276-277). Carlo Cresti, poi, nella ricerca Maremma grossetana, Valdinlevole, Valdlchiana: tre esempi applicativi di bonifica integrale in epoca lorenese ha instaurato un bizzarro paragone per dirci che i Gran-duchi furono meglio di Mussolini: Qualora permanessero dubbi sulla organicità delle operazioni 4i bonifica di marca lorenese [...] basterebbe appena proporre il confronto con la palese inorganicità che ha distinto l'intervento fascista nelle Paludi Pontine (p. 429). Sono, questi, solo alcuni campioni della storiografia filo-lorenese (ci sia concessa quest'espressione schematica, ma che ha almeno il pregio della chiarezza) caratterizzante l'andamento della maggior parte dei contributi. Non sono mancate, comunque, riflessioni più articolate. Sappiamo dall'introduzione che Giorgio Mori, il cui intervento purtroppo non è stato incluso nel libro, ha espresso considerazioni critiche, invitando ad assumere un approccio storiografico atto ad evitare i pericoli di cadere in un'ottica eccessivamente celebrativa (p. 21). Resta, tuttavia, la sensazione che gli storici riuniti a congresso, considerando isolatamente le iniziative riformatrici del Granduchi e approfondendone