Rassegna storica del Risorgimento

TUVERI GIOVANNI BATTISTA
anno <1991>   pagina <220>
immagine non disponibile

220 Libri e periodici
peraltro con competenza, singoli aspetti, abbiano finito col perdere di vista la finalità
complessiva del progetto dei Lorena, il cui significato riesce, giunti al termine delle
650 pagine del volume, difficilmente comprensibile. E su questo aspetto occorreva, invece, essere pia chiari.
Quando, come nel caso dei Lorena, si parla di assolutismo illuminato, bisogna sempre ribadire che l'interesse dei sovrani fu quello di favorire il progresso dei propri paesi perché ciò avrebbe significato un aumento della loro capacità di impo­sizione fiscale ed un'amministrazione più forte. La preoccupazione dominante restò quella dell'efficienza dello Stato. Non per nulla, l'intensificarsi del movimento riformatore fu dettato dalle difficili situazioni in cui gli apparati dell'assolutismo si erano venuti a trovare dopo le guerre del periodo 1733-1763 e dal desiderio di rivitalizzare tali apparati ormai esausti. Le riforme, dunque, furono promosse soprattutto per ragioni di Stato e non per spirito umanitario o in omaggio agli ideali illuministici, che servirono, semmai, a fornire una giustificazione più suggestiva alla tradizionale politica assolutistica dei prìncipi. Dovrebbe far riflettere la nota ed equivoca formula del dispotismo illuminato: tout pour le peuple, mais rieri par le peuple. Laddove nulla veniva fatto dal -popolo era illusorio sperare che tutto fosse fatto per il popolo. Le riforme si configurarono, quindi, soltanto come una fase dell'assolutismo ed anche la Toscana dei Lorena rientra benissimo in questo contesto, certo con alcune sue peculiarità, di cui la più importante fu quella di essere stata ridotta ad una pura appendice dell'impero asburgico. Indubbia­mente il piccolo Granducato costituì una specie di fiore all'occhiello dU'ancien regime nella dotazione di infrastrutture e nel rapporto Stato-società. Se l'opera di Pietro Leopoldo e dei suoi successori ridisegnò il volto della Toscana, è però quanto meno azzardato affermare che il sistema instaurato dai Lorenesi abbia rappresentato, per la grande maggioranza della popolazione, un progresso rispetto ai precedenti sistemi storici che distrusse o trasformò. Si è sempre pronti a porre un forte accento sulla funzione progressiva del dominio austriaco nella penisola, nella sua prima fase. Noi non crediamo a questo carattere, a meno che progresso voglia dire soltanto ciò che storicamente viene dopo. Ovviamente non si tratta di presentare in modo idillico le realtà che avevano, in Toscana, preceduto l'avvento degli Asburgo-Lorena. Erano sistemi storici di poca o nessuna libertà, di inesistente eguaglianza, di scarsa fraternità. Ma è così sicuro che, in seguito, la vita sia stata meno dura e più libera per i lavoratori delle campagne e delle manifatture toscane? Vi sono ampi motivi per dubitarne, come dimostrano le brillanti relazioni di Pietro Roggi (Gli economisti e l'idea di assistenza nella Toscana dei Lorena) e di Edgardo Onorati (Dopoguerra e crisi economico-sociale: la Toscana nel 1815-1817). Significativa, a questo proposito, appare l'opposta valutazione che è possibile dare sui due provvedimenti cardine della politica di Pietro Leopoldo: la riforma delle amministrazioni comunali e la libertà di commercio dei grani. La prima comportò una razionalizzazione territoriale delle unità amministrative esistenti attraverso una loro drastica riduzione, ma la contemporanea abolizione degli usi civici e l'unione dei diritto di pascolo con il diritto di proprietà ebbero un costo sociale elevatissimo. Teoricamente permisero il potenziamento dell'agricoltura, perché la libera fruibilità della terra da parte dei proprietari rese possibile investimenti produttivi; soltanto che spesso si preferisce sorvolare su un particolare fondamentale: tali investi­menti furono concentrati nellVetà del bonificamento (1829-1859), mentre la riforma delle amministrazioni locali risaliva a più di mezzo secolo primal Un discorso simile vale pure per il liberismo leopoldino che, decantato come soluzione in grado di garantire i consumatori, finì soprattutto per costituire una difesa degli interessi immediati dei grandi proprietari terrieri toscani, moltiplicandone le rendite, La mano nascosta del mercato, evocata da Adam Smith, certamente operò, ma sembra una lettura davvero curiosa del riformismo lorenese quella che suggerisce che il suo risultato ultimo sia