Rassegna storica del Risorgimento
TUVERI GIOVANNI BATTISTA
anno
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1991
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pagina
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221
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Libri e periodici 221
stato lo sviluppo armonico del paese. Secondo Giorgio Mori, anzi, non è esistita una via toscana allo sviluppo sia perché il modello economico fondato sull'esportazione di materie prime creò un ulteriore asservimento del Granducato alle nazioni in via d'industriaKzzazione, sia perché le olassì dirigenti realizzarono una strategia di conservazione sociale ed economica [...] fondata sull'immobilismo dei rapporti mezzadrili .( 24). M questo ambito, un bell'esempio delle tecniche di consolidamento del potere reale da parte della vecchia aristocrazia e dei nuovi settori della borghesia in ascesa è offerta da R. P. Coppini nella sua ricerca su Ceti dirìgenti e banche nel periodo della Restaurazione. In una prospettiva non meramente esornativa avrebbero dovuto, inoltre, essere considerate anche le altre riforme leopoldine: la riforma sanitaria, quella scolastica, quella dell'assistenza sanitaria. Su di esse, indiscutibilmente, gettano luce vari saggi contenuti in questo volume, ma nessuno di essi affronta la domanda cruciale: i Lorena andarono incontro alle sempre più diffuse esigenze di libertà, di eguaglianza, di miglioramento della qualità della vita dei ceti più umili oppure costruirono, camuffandolo sotto un bonario paternalismo (che del resto svelò il suo vero volto nel 1849, con la brutale repressione della rivoluzione democratica), un formidabile Stato di polizia , dove, come aveva notato Stendhal fin dal 1817, neppure gli intellettuali riuscivano più a cogliere la differenza tra le droit d'ètre libre et la tolérance de faire ce qui leur plalt?
Insomma, al di là di ogni retorica, le riforme lorenesi tentarono di rispondere agli impulsi provenienti dai grandi cambiamenti che, a partire dalla metà del XVIII sec., videro l'affermarsi dell'economia capitalistica, con un costante allargamento dei mercati, una crescente espansione dei commerci, una graduale razionalizzazione delle strutture statali. Ma il limite fatale della politica lorenese {in particolare durante il lungo governo di Leopoldo II, del quale abbiamo oggi finanche una rivalutazione ) fu il non aver voluto consegnare il potere politico al gruppo dirigente espressione delle esigenze della borghesia capitalista. E questo provocò la fine della dinastia.
FILIPPO RONCHI
GILBERTO PICCININI, La via della Guinza. Due secoli di progetti per un collegamento veloce tra Marche e Toscana] Venezia, Marsilio Editori, 1989, in 8, pp. 373. L. 50.000.
Spesso le ricerche storiche non nascono casualmente, per improvvise e fulminanti vocazioni; talvolta (o più spesso) seguono o precedono ricorrenze e anniversari di avvenimenti, centenari in testa. Ciò non toglie tuttavia, che questi spunti possano servire a rinvigorire filoni di ricerca che sembravano esauriti, come quello sulle comunicazioni stradali, considerati per lo più appannaggio di medievisti, con la ricerca meticolosa dei percorsi delle vie Romea o Francigena. Invece, approfittando di un'occasione come quella del traforo della Guinza, punto importante della costruenda superstrada Fano-Grosseto, Gilberto Piccinini ha voluto ripercorrere i precedenti storici del collegamento, da quando le mulattiere inerpieantesi per il Montefeltro bastavano ad un limitato traffico di procacci e rari visitatori fra Firenze e Pesaro, e di 11 allo scalo dorico.
Fu Pietro Leopoldo ad aprire trattative con Clemente XIV per una nuova strada, ma la morte di quest'ultimo provocò non solo un arresto nel piano, ma il proliferare di numerose proposte municipalistiche. Solo grazie all'energia del governo napoleonico i lavori ripresero e furono terminati in territorio toscano, Con la Restaurazione, liquidato l'effimero governo murattiano, il Consalvi decise di riprendere l'iniziativa consultando una